Il vero centro di potere della tua mente è l’inconscio.

Il vero centro di potere della tua mente è l’inconscio.

È qui che risiedono i tuoi automatismi. È qui che successi e insuccessi piantono le proprie radici.

“Desideri Consciamente, Realizzi Inconsciamente”, lo avevi mai sentito?

Desiderare, pianificare, progettare sono i verbi della mente conscia. Eseguire è il verbo della mente inconscia. È la mente inconscia a compiere le decine, centinaia o milioni di azioni necessarie a raggiungere gli obiettivi.

Pensa che la mente conscia è mediamente responsabile della percezione e del comportamento per il (2-5%), mentre la mente inconscia lo è per il (95-98%). L’orizzonte della memoria conscia è a breve termine: fino a 15-22 sec. La mente inconscia ricorda per sempre ogni esperienza vissuta.La velocità dell’elaborazione delle informazioni a livello conscio è di ca. 200 km/h.

Vuoi sapere la velocità dell’impulso a livello inconscio? Oltre i 150.000 km/h.  (Ben 750 volte superiore!!!). Possiamo percepire mediamente 2-3 frammenti di informazione a livello conscio mentre percepiamo milioni di frammenti a livello inconscio.

È bene che tu conosca e impari ad utilizzare questa informazione: Il vero centro di potere della tua mente è l’inconscio. Le implicazioni sono diverse. Me ne vengono in mente alcune…

La tua più grande illusione è che sia tu, consciamente, ad avere il comando delle tue azioni. Ma purtroppo non è così.

Ecco, voglio farti questo esempio che è sotto gli occhi di tutti e forse ti riguarda personalmente. Lo sai qual è la più grande difficoltà dell’essere umano? Penserai che sia difficile: Prendere decisioni! Sì, può esserlo. Ma non è la più grande difficoltà.

La più grande difficoltà è essere costanti dopo aver preso una decisione.

E questo perché, si può anche giungere a delle conclusioni razionali e prendere la decisione di fare sport, di cominciare una dieta o smettere di fumare, ma dopo un po’ è il programma inconscio a prendere il sopravvento.

Non è più difficile di così. Ora qual è il prossimo passo? Integrare nel tuo attuale programma inconscio nuove informazioni in grado di aiutarti a realizzare i tuoi obiettivi.

Si chiama Riprogrammazione. La neuroscienza ci dice che è possibile farlo. E lo hai già fatto tutte le volte in cui hai cambiato un’abitudine di pensiero, di linguaggio o nel comportamento. Le abitudini sono programmi inconsci, e quando ne cambi una è perché hai riprogrammato il tuo inconscio.

La bellissima notizia è che ci sono sistemi e metodi di apprendimento che possono aiutarti ad accelerare i processi di integrazione di nuove informazioni e questo può velocizzare anche i tuoi risultati.

Non-è-più-di-ffi-ci-le-di-co-sì !!!

Dario Perlangeli

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La tua mente funziona perfettamente anche senza di te.

La tua mente funziona perfettamente anche senza di te.

[Pensiero del giorno di una (ipotetica) persona che sta cercando di migliorare la sua vita, nonostante le grandi difficoltà del momento].

< Ho scelto di vivere una giornata serena e nonostante in ufficio ci siano state delle difficoltà ho mantenuto la calma e la serenità.
Ho scelto di mantenere la massima calma con mio figlio e nonostante i suoi capricci del mattino, ho gestito tutto con la massima serenità.
Ho scelto di guardare con atteggiamento costruttivo le difficoltà lavorative del momento e oltre a sentire maggiore fiducia ho avuto anche delle idee molto interessanti (mai avute prima).
Ho scelto di ottimizzare la gestione del mio tempo riducendo le attività meno importanti e concentrandomi sulle cose che avrebbero dato maggiore valore alla mia vita e ho costruito di più in una giornata che nell’ultima settimana.
Ho scelto di rifarlo anche domani e dopodomani…
So che può essere difficile, ma ho scelto di renderlo facile. Userò il mio potere decisionale e la volontà, per ora.
Poi sceglierò di diventare maggiormente consapevole dei miei processi mentali perché ho capito che i miei sabotaggi sono li.
Studierò, farò meditazione, riprogrammerò i miei modelli mentali per renderli funzionali a ciò che desidero invece che a ciò da cui vorrei fuggire.
Oggi ho scoperto che (forse non tutto) ma molte cose nella vita dipendono dalle proprie scelte.
Propongo di istituire la giornata mondiale della “Scelta di vivere meglio”.
Per sensibilizzare chi pensa di non avere scelta!
Da oggi, nella vita, oltre la morte c’è un’altra certezza: la possibilità di scegliere.
Può essere per il bene maggiore o per il male minore, ma si può scegliere. Sempre.
Buona scelta a tutti ❤>

Tu cosa risponderesti ad una persona che ti dice queste cose?

Qualcuno le direbbe: < come darti torto? >
Qualcun altro le potrebbe dire: < ma non sempre le scelte sono facili >
Qualcun altro direbbe: < Non ho scelto io di vivere le difficoltà del momento, non voglio far ricadere su di me le colpe di altri >

Il mio personale parere è che non abbia senso soffermarsi a lungo su quali siano le risposte giuste e quali quelle sbagliate. Dovremmo invece chiederci quali risposte siano utili e quali inutili o addirittura dannose.

Ecco, vedi, io non conosco quali siano le tue priorità, quindi non posso tirare a indovinare sulle cause delle tue difficoltà del momento, ammesso che tu riconosca di averle.

So che ogni essere umano possiede (nel proprio cervello) un meccanismo soggettivo (personalissimo) che ha la funzione di dirigerlo verso le proprie mete.

Un vero è proprio meccanismo per la realizzazione delle proprie aspettative inconsce.

Di seguito troverai 3 diverse forme di programmazione. Riguardano la stessa persona in 3 momenti diversi: primo giorno, 30 giorni dopo, 2 mesi dopo.

< Voglio cambiare la mia situazione finanziaria, ma in fondo so che mai nulla cambierà >
< Voglio cambiare la mia situazione finanziaria, ma in fondo so che è difficilissimo e potrei non riuscirci >
< Voglio cambiare la mia situazione finanziaria e, anche se oggi mi sembra difficile, so che con le giuste informazioni posso attivare le mie forze volontarie, prendere le giuste decisioni, acquisire le competenze necessarie e agire efficacemente >

In ognuna di queste 3 frasi (dalla certezza di non farcela, al dubbio di riuscirsi, fino alla certezza di farcela), ci sono due momenti diversi: Il momento dell’intenzione e il momento dell’aspettativa inconscia.

L’intenzione coincide con ciò che desideri, l’aspettativa inconscia con quello che in fondo in fondo sai che avverrà.

Ecco, il tuo personalissimo meccanismo per raggiungere le tue mete, coincide con il tuo programma mentale e quindi con le tue aspettative. Inconsce.

Sei dotato di un meccanismo perfetto per realizzare il tuo programma inconscio.

< Dario, mi stai dando una grande notizia!!! Ma, allora, perché non realizzo ciò che desidero? >
Semplice!! Perché il “desiderio” non fa parte del programma inconscio.
Quindi non realizzerai mai ciò che desideri, se questo non è allineato al tuo programma inconscio.

Sono le aspettative inconsce a guidare i tuoi atteggiamenti, le tue valutazioni, le tue decisioni, i tuoi comportamenti. Sono le aspettative inconsce a determinare il tuo essere sintonizzato su frequenze funzionali o disfunzionali rispetto al ciò che desideri.

Entri in risonanza con tutto ciò che là fuori rispecchia il tuo essere interiore, non il tuo volere. In sostanza non vivi la vita che desideri ma la vita che in cuor tuo, nel profondo del tuo essere, consideri possibile, o credi e senti di meritare.

Allora, se vuoi approfondire il funzionamento del Sistema Reticolare Attivatore e di come tu possa attivarlo per realizzare ciò che desideri e conoscere un metodo per “invertire” i processi di realizzazione dei tuoi obiettivi, dovrai prima vincere le resistenze del tuo Meccanismo inconscio che, come hai letto, non si occupa dei tuoi desideri, ma di impedirti di andare al di là del programma “passato”.

Vinceranno le tue priorità, i tuoi obiettivi e i tuoi desideri o le tue resistenze al Cambiamento?

Dario Perlangeli

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Non c’è corazza più impenetrabile della stima di se stessi.

Non c’è corazza più impenetrabile della stima di se stessi.

C’era una volta un guerriero che in battaglia, per proteggersi dalle frecce e dagli attacchi nemici indossava un’armatura così spessa da essere impenetrabile a qualsiasi attacco.

Era un’armatura che il prode guerriero aveva irrobustito negli anni.

Attraverso l’esperienza aveva rinforzato con grossi pezzi di metallo le parti più vulnerabili fino ad assicurarsi di non poter più subire alcun danno durante le schermaglie.

I suoi nemici, un giorno decisero di cambiare strategia. Invece di attaccarlo in maniera diretta, colpirono il suo cavallo mentre attraversava il fiume con in sella il prode condottiero e scelsero di attaccarlo mentre era nella parte più profonda del fiume.

L’animale colpito si imbizzarrì e fece cadere di sella il cavaliere. Questi cercava di emergere dal fiume per poter respirare ma la corazza che indossava era troppo pesante e lo trascinò sul fondo.

Quello che fino a poco tempo prima lo aveva protetto ora lo aveva condannato a morte.

Una volta l’attrice americana Celeste Holm disse:

 < Portare una corazza ti evita il dolore, ma ti evita anche il piacere>

Come darle torto ?

Alcune persone sono così “indurite” dalla vita da aver perso la sensibilità verso ciò che può essere gentile, bello, dolce, amorevole. O anche semplicemente “leggero”.

 < Ogni ferita un centimetro di corazza in più >
È una frase in cui rivedo parte della mia vita.

Quando per almeno un decennio sei costretto alla sofferenza perché ti “salta” la famiglia, il lavoro e persino le certezze personali, finisci con il creare una corazza che ti protegge persino da te stesso.

Dalla tua incapacità di far bene, di valutare bene, di scegliere bene.

E intanto la vita ti scorre davanti e ad un certo punto ti accorgi che non più sbagliare.

Non puoi più permetterti di sbagliare in una relazione, non puoi più commettere errori con i tuoi figli, non puoi più correre il rischio di fallire nel lavoro.

Sei all’ultima spiaggia.

Che fai allora? Scegli di adottare un atteggiamento prudente, difensivo, diffidente.

Vivi con i muscoli del corpo perennemente contratti come se ti aspettassi da un momento all’altro di doverti difendere da qualcosa, da qualcuno, da te stesso.

Certo, l’armatura che indossi rende molto più difficile il compito di chi potrebbe ferirti, ma anche quello di chi vorrebbe amarti.

Scegliere di vivere in modalità sopravvivenza non può che frenare o impedire la tua crescita.

Le armature troppo pesanti ostacolano il tuo avanzare, ti sono d’intralcio in determinate situazioni e precludono un sano evolversi della tua psiche e delle tue relazioni con gli altri. Le tue corazze diventano le tue prigioni.

È importante proteggere se stessi ma è anche fondamentale non diventare schiavi della paura, paura di soffrire, paura di amare e di mettersi in gioco.

E allora bisogna fare qualcosa. Bisogna cominciare a fare qualcosa.

E da dove cominci se non da te stesso? Dalla fiducia in te stessi, dal credere in te stesso, dall’amare te stesso. Forza allora, riparti da te, ripartiamo insieme!!

Dario Perlangeli

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Perché alcune persone (noi compresi) non fanno altro che lamentarsi…

Perché alcune persone (noi compresi) non fanno altro che lamentarsi…

[…E COME SFRUTTARE QUESTA POSSIBILITÀ PER APPLICARE IL DETOX MENTALE?]

Perché alcune persone non sanno far altro che lamentarsi e come fare per farle smettere?

Prima di rispondere a questa domanda, ti invito ad una semplice riflessione e a leggere queste frasi tenendo conto del tono, scocciato, accusatorio o lamentoso che verrebbe usato nella realtà:
< Spetta sempre tutto a me, non posso contare sul tuo aiuto, sono stanco di questo ritmo >
< Cosa sono questi pantaloni sul divano… devo stare dietro a tutto >
< Papà non riesco ad aprire questa scatola! >
< Non sopporto che continuiate a fare gli stessi errori >
< Non riesco a trovare il tempo per me… il mio lavoro richiede lavori stressanti >

Come definisci queste frasi? Le vedi come delle richieste o come delle lamentele?

A primo acchito sono sicuramente delle lamentele. Anche perché, (nel testo scritto non si percepisce) di solito vengono espresse con un tono di accusa o di lamentela.
Tuttavia, se si riesce a gestire la propria reazione emotiva e ad andare oltre la prima impressione, si può notare che l’intenzione spesso non è quella della lamentela fine a sé stessa, ma quella di volere una soluzione.
Di speranza che un giorno la situazione migliori.

Chi si lamenta di qualcosa in realtà sta facendo una richiesta:
< Il tuo aiuto mi faciliterebbe le cose, mi dai una mano con la bambina? >
< Mi aiuti a tenere in ordine la casa, metteresti a posto i pantaloni? >
< Papà mi aiuti ad aprire questa scatola? >
< Come possiamo evitare questo genere di errori? >
< Voglio gestire al meglio il mio lavoro per liberare del tempo per me >

Tu sei più abituato a fare le tue richieste attraverso una lamentela perché pensi a ciò che ti manca oppure sei più focalizzato su ciò che vuoi.

Ci sono 3 elementi che concorrono tra loro e possono essere visti come delle concause in questo atteggiamento tendente al vittimismo:
1. Il Bisogno di ricaricarsi
2. Il Focus sulla mancanza
3. L’ Abitudine a lamentarsi

Il bisogno di ricaricarsi è generato dalla tossicità dei nostri pensieri.
Ci scarichiamo continuamente attraverso i pensieri e le sensazioni tossiche come:
l’inadeguatezza, la paura di fallire, la disistima, il senso di colpa, la vergogna.

Ovviamente ci scarichiamo anche a causa di relazioni difficili o addirittura tossiche nell’ambiente di lavoro, in famiglia, nella coppia, con gli amici, con la gente.
Comprendi bene che l’investimento di energie richiesto per reggere l’impalcatura della nostra vita può portarci ad esaurire la forza fisica e mentale necessaria per vivere bene la quotidianità.
Questo genera in noi il bisogno di ricaricarsi. Sei d’accordo?

Se non troviamo modalità ecologiche per riprenderci l’energia come: affrontare e imparare dai problemi, cambiare la percezione delle cose, costruire un dialogo interno e una comunicazione con gli altri più efficace, imparare ad amarsi di più, e attività che ci fanno coltivare la calma, la pace, la fiducia o attività fisiche che ci tengono in forma fisicamente, tendiamo a rifugiarci in altri meccanismi meno ecologici e talvolta distruttivi.

Ci ricarichiamo attraverso alcuni meccanismi di difesa come la negazione e la proiezione.

Il primo ci permette di negare i problemi e di far finta che non esistano. Apparentemente o comunque nell’immediato, negarsi un problema può aiutare a sentirsi meglio.

Sarà capitato anche a te di provare sollievo nel far finta di nulla davanti ad un problema?

Tuttavia, sarai d’accordo con me che i problemi irrisolti non smettono mai di sottrarre energie e questo finisce con il renderci ancora più tesi e arrabbiati o depressi perché continuiamo a subire l’influenza tossica di tali problemi e viviamo inoltre la paura delle conseguenze alle quali andremo incontro per non averli affrontati e risolti.

Ad ogni modo essi si ripresentano costantemente e far finta che non esistano non porta lontano. Negare ed evitare di affrontare i problemi non fa star bene nel medio e lungo periodo. Può al massimo essere un palliativo temporaneo.

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Un altro modo per liberarsi dalla sensazione tossica di inadeguatezza ed incapacità di realizzare il proprio ideale, è la proiezione delle colpe su persone, cose, situazioni esterne.
In questo modo, ad esempio attaccando altre persone, ci dovremmo sentire più adeguati e avere un’opinione più accettabile di noi stessi. E in effetti è così.

Tuttavia, a qualche livello riconosci di non aver risolto le tue mancanze e oltretutto, accusare altre persone aumenta il livello di conflittualità delle tue relazioni. E i conflitti, si sa, richiedono ulteriore energia per essere combattuti o guariti.

Quindi, la lamentela, il giudizio, l’accusa non risolvono i tuoi problemi nel lungo periodo.
Riescono a darti un leggero e momentaneo sollievo e poi ti tengono ancora più ingabbiato nelle tue percezioni di mancanza.

Questo meccanismo è causa ed effetto del tuo focus.
Se il tuo focus, la tua attenzione è rivolta ad osservare ciò che manca, con le tue parole e i tuoi pensieri tenderai a descrivere tale mancanza.

Quindi la funzione del tuo linguaggio e del tuo atteggiamento, invece di essere quella di chiedere ciò che vuoi, diviene quella di lamentarti di quello che ti manca.
E più osservi quello che ti manca e più ti sentirai insoddisfatto, infelice, incapace e colpevole, più avrai bisogno di ricaricarti.
E per farlo userai dei meccanismi tossici come la lamentela, il giudizio, l’accusa, che poi altro non sono che proiezioni del proprio essere o pensare.

La vita non fa altro che rispecchiarti ciò che pensi, dici e fai. E lo fa attraverso le relazioni.
Immagino che te ne sia reso conto… Guardati intorno, osserva la qualità delle tue relazioni.
È proporzionale al tuo livello di vittimismo.

Il terzo punto è l’abitudine.
E qui non parlo solo dell’abitudine di usare i meccanismi di proiezione delle colpe attraverso la lamentela e le accuse.

Mi riferisco al fatto che, per forza di cose, se senti il bisogno di ricaricarti, il tuo focus è spesso sulla mancanza e il tuo linguaggio descrive ripetutamente ciò che non va, giorno dopo giorno costruirai l’abitudine a questo tipo di atteggiamento.
Una volta costruita l’abitudine, ne sarai influenzato. Quindi tenderai a lamentarti perché ne hai bisogno, perché il tuo focus è spesso su ciò che ti manca e perché ormai sei abituato a farlo.

Quando mia figlia fa i capricci o si lamenta di qualcosa, dopo aver empatizzato con il suo stato d’animo, le chiedo: qual è la tua richiesta? Lo chiedo a me prima di tutto: < Qual è la sua richiesta?>
<È stanca e ha bisogno di coccole, ha paura di non riuscire, si sta scoraggiando per qualcosa e deve essere incoraggiata? >

La mia risposta va dritta alla sua intenzione, invece che al modo in cui l’ha espressa.

Se il tuo partner ti accusa di qualcosa, invece di farti prendere emotivamente dai giudizi e attivare il tuo contrattacco fatto di difese e ulteriori accuse, prova a chiederti: < cosa mi starà chiedendo?>
< Attenzione, aiuto, amore, comprensione… cosa? >

Rispondi a questa sua esigenza invece che al modo in cui l’ha mostrata. Vedrai, molti inutili conflitti spariranno e ci sarà più spazio per l’ascolto, la comprensione e la condivisione dei propri sentimenti.
E anche quando sei tu a lamentarti di qualcosa, poniti una di queste domande: < Qual è la mia richiesta? Cosa voglio veramente? >

Il tuo focus si sposterà su ciò che vuoi invece che su ciò che ti manca e presto ti abituerai a trasformare ogni possibile lamentela in una richiesta specifica.

Del resto, se si vuole qualcosa basta chiederlo, no? Che senso ha lamentarne l’assenza?

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C’era una volta la famiglia… Le cause dei problemi tra le mura domestiche

C’era una volta la famiglia… Le cause dei problemi tra le mura domestiche

Nei telegiornali, nelle dichiarazioni fatte da politici e istituzioni, si pone sempre l’accento sull’importanza della famiglia.

Di fronte alle difficoltà sociali di un mondo sempre più complesso, si tira continuamente fuori una retorica fatta di “bisogna essere uniti davanti alle difficoltà IN FAMIGLIA”, “è essenziale volersi bene IN FAMIGLIA”, “essere genitori”, una serie di concetti meravigliosi e che tutti desidererebbero trasformare in realtà.

Ma lasciando perdere il romanticismo, qual è la verità sulla situazione delle famiglie di oggi?

Quanti figli possono contare sulla presenza di entrambi i genitori? Quanti genitori hanno la possibilità di essere marito, moglie, o avere al proprio fianco un compagno di vita? (di qualsiasi genere e orientamento).

A livello mondiale i dati sui tassi di divorzio sono scoraggianti.

Secondo un recente studio effettuato dalla compagnia di ricerche sul mercato Euromonitor International, entro il 2030 le separazioni coniugali nel mondo aumenteranno del 78,5%, e di conseguenza nasceranno meno bambini.

Si tratta di un fenomeno che non investe soltanto i paesi del mondo occidentale, ma anche quelli in via di sviluppo, dove secondo le stime l’aumento dei divorzi arriverà al 33%.

Sempre entro il 2030, si prevede che la maggior parte delle famiglie avrà soltanto un bambino e i genitori single aumenteranno in maniera sproporzionata rispetto a quelli sposati.

Di fronte a informazioni di questo genere e a quello che si vede o si sente all’interno delle mura domestiche, tra amici e parenti ecc, i discorsi retorici sull’importanza della famiglia creano disillusione e mancanza di fiducia.

Perché la famiglia di oggi si disgrega?

Molti studiosi affermano che le cause dell’infelicità familiare risiedano nelle trasformazioni che la famiglia ha iniziato a subire dagli inizi degli anni 2000. Innanzitutto, viene a mutare il concetto di matrimonio che, a differenza del passato, in cui vi si attribuiva un valore sacro o religioso, oggi viene considerato come un contratto sociale.

Inoltre, ha sicuramente influito il cambiamento del ruolo della donna che è diventata più indipendente dal punto di vista economico e ha maggiore facoltà di decidere di separarsi anziché resistere in un matrimonio infelice, come spesso avveniva nel passato.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Grazia Attili, professore ordinario di psicologia sociale presso La Sapienza, spiega che inoltre che i criteri di selezione del partner di vita oggi basi astratte e non sempre razionali; ci si invaghisce soprattutto a livello fisico di quella persona e inizialmente si porta avanti la relazione senza alcuno sforzo.

Dopodiché, quando la fase di innamoramento si esaurisce, avviene un cambiamento e si tende a fare i conti con gli aspetti caratteriali del/della proprio/a compagno/a.

È in questa fase di “disincanto” che, (spiega la docente), una coppia non è sempre in grado di accettare il cambiamento, di comprendere che occorre condividere interessi, mentalità, cultura ma soprattutto un progetto concreto di vita da portare avanti.

Per non parlare delle aspettative alte e rigide nei confronti del partner, di cui non è sufficiente verificare le qualità, ma è preferibile piuttosto sperimentare la “tenuta” del rapporto nel momento in cui si tratta di vivere la quotidianità sotto lo stesso tetto.

E qui iniziano i diverbi, le incomprensioni, i rinfacci, senza la volontà o lo sforzo di instaurare un dialogo o fare un tentativo di miglioramento del rapporto, con il risultato di mettere l’orgoglio al primo posto.

Come i figli vivono il dramma dei litigi genitoriali o il divorzio

Finora si è parlato dei genitori, ma un intero capitolo andrebbe dedicato all’enorme galassia di ricadute che un clima domestico teso o una scelta di separazione può avere sulla vita dei figli.

Sicuramente, le conseguenze sono soprattutto di natura psicologica. E il tutto si complica nel momento in cui il proprio figlio vive il periodo dell’adolescenza o risente di disturbi come quelli dello spettro autistico o dell’attenzione, momenti in cui i bambini e i ragazzi hanno maggiore bisogno di sicurezza e sostegno psicologico.

Per non parlare della classica “scelta di lealtà” cui non poche volte vengono messi davanti i figli. Il bambino deve spesso decidere “da che parte stare” durante i diverbi, o ancora peggio davanti alla scelta di separazione dei coniugi… E questo può costituire motivo di angoscia.

Proprio nei momenti più drammatici per i figli, i genitori con problemi coniugali o divorziati spesso vengono avvolti dai litigi e dalle discussione, in una gara continua a chi dei due può dimostrarsi il genitore migliore, per non dire perfetto.

Davanti a tutto questo, a risentirne non è soltanto il sistema nervoso dei genitori, ma soprattutto la salute dei bambini, la cui cura rischia di diventare uno sfoggio di competizione morale più che motivo di interesse e preoccupazione.

Cosa possono fare i genitori in difficoltà?

Sicuramente, quello dei genitori è uno dei mestieri più difficili al mondo… E non è sempre facile conciliare il lavoro e i problemi coniugali con la cura dei propri figli. Il rischio di commettere degli errori è dietro l’angolo!

Ma niente è perduto se c’è la volontà di migliorare il clima di casa.

Ecco una serie di consigli su come migliorare le relazioni familiari:

1) Dialogare come genitori. Migliorare la comunicazione non soltanto tra genitori e figli, ma anche tra coniugi. Evitare reazioni esplosive o negative quando è possibile, senza creare delle barriere invisibili. Essere comprensivi e propensi all’ascolto. Parlare è fondamentale per decidere insieme le mosse giuste da intraprendere nel percorso educativo.

2) Liberarsi dai vecchi schemi mentali. Per molte mamme e molti papà è difficile distaccarsi o opporsi al modello educativo ricevuto durante l’infanzia, che può risultare rigido o anacronistico rispetto agli standard attuali e rendere la vita dei figli stressante e limitata. Imparare a comprendere il cambiamento dei costumi in atto può aiutare genitori e figli ad adottare insieme una soluzione armoniosa che non violi le regole e non sfoci negli eccessi.

3) Concepire l’immaturità dei bambini come un vantaggio. Il cervello dei bambini è sviluppato diversamente rispetto a quello degli adulti, è dotato di un pensiero pratico che consente loro di apprendere molto di più avendo una notevole plasticità mentale. Non bisogna sottovalutarne il potenziale d’apprendimento.

4) Reagire meno severamente con gli adolescenti. L’adolescenza è uno dei periodi più complessi e difficili dell’esistenza. Nell’insicurezza generale si possono commettere errori di cui non si è pienamente coscienti. Infliggere punizioni non aiuta il processo di crescita e adattamento in questa fase della vita, ma porta i ragazzi a chiudersi. Comprendere gli ostacoli di questo periodo e immedesimarsi può essere un valido incoraggiamento.

Se desideri veramente dare una svolta alla tua vita familiare, se vuoi vedere tuo marito/tua moglie sorriderti ogni giorno e i tuoi figli gestire le difficoltà con maggiore sicurezza e serenità, hai un metodo che può trasformare litigi e incomprensioni in serenità e piena gratificazione.

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7 semplici modi per amare te stessa

7 semplici modi per amare te stessa

Non puoi essere felice se non sei capace di amarti.

Non puoi amare gli altri se non sei capace di amare te stessa.

Non puoi godere delle tue soddisfazioni, non puoi dare valore ai tuoi risultati se non sei capace di amarti.

Viviamo in una società basata sull’apparenza e, nella maggior parte dei casi, crediamo che per valorizzare noi stessi, le nostre azioni, necessitiamo di dover primeggiare ad ogni costo. Di dover dimostrare ad ogni costo, di dover essere di più, fare di più… e per fare questo siamo veramente disposti a tutto.

Anche tu sei legata a queste (false) credenze, di conseguenza sei la prima critica di te stessa. Ma sei una critica spietata, per niente comprensiva, incredibilmente cinica e senza scrupoli. A questo punto la domanda è: che senso ha ottenere qualcosa se questo qualcosa ha un valore effimero, per non dire nullo? O ancora meglio, la domanda sarebbe: se sei la prima a contestarti, a non farti sentire abbastanza, a mettere la competizione anche davanti alla gratificazione personale, come puoi sperare che siano gli altri a farlo per te?

Questa è una condizione che coinvolge chiunque, uomini e donne, ragazzi e ragazze e, spesso, anche i bambini che fin da piccoli vengono esortati dai genitori a prendere ottimi voti a scuola per non essere meno bravi dei compagni!

Per le donne, poi, il discorso è ancora più grave. Il solo fatto di essere anche madri moltiplica per due ogni responsabilità, ogni impegno, ogni pensiero…

Quanto deve essere difficile e frustrante avere a che fare ogni giorno con una mole di lavoro impressionante associata a delle aspettative sempre troppo alte? Il livello di insoddisfazione tocca picchi assurdi.

Questo non è il modo giusto di vivere. Basterebbe ridefinire gli obiettivi, ma soprattutto basterebbe smettere di confrontarsi con gli altri che (apparentemente) stanno messi meglio a livello di risultati. Ogni persona e ogni storia è diversa e unica. Occorre capire che le esigenze personali devono essere rispettate, gli sforzi e l’impegno devono essere valorizzati e noi stessi dobbiamo essere i primi a farlo. Dobbiamo amarci per mettere anche gli altri nella condizione di poterlo fare.

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Ecco quindi 7 semplici modi per iniziare ad amare te stessa:

 

1. Accettati.

Smetti di rifiutare quello che sei. Smetti di idealizzarti, proprio perché l’ideale, in quanto tale, non esiste. Tu sei questa e vai benissimo. Solo nel momento in cui ti accetterai così come sei potrai comportarti nel giusto modo e valorizzarti davvero. Il che non significa rassegnarsi ai propri difetti, bensì partire da quelli per migliorare, ma senza perdere di vista le proprie caratteristiche.

 

2. Sei abbastanza!

Sei nata abbastanza e sei abbastanza. Lo sei sempre stata e lo sarai sempre perché in un modo o nell’altro te la sei cavata. La tua storia la conosci solo tu, e solo tu conosci tutte le difficoltà che hai dovuto affrontare nel corso della tua vita. Gli altri non possono saperlo e magari si soffermano sui tuoi apparenti fallimenti. L’errore sta nel considerarli tali anche tu, perché in realtà nascondono la tua esperienza, gli errori e gli imprevisti che ti hanno preparata per le varie circostanze della vita, rispetto alle quali sei sempre stata all’altezza.

 

3. Non confrontare e non giudicare.

Confrontati solo con te stessa e sforzati di fare di più solo se ti rendi conto di poterlo fare. Essere consapevoli dei propri limiti e tentare, di volta in volta, di superarli è un obbligo se si vuole crescere. Diventa però un male se il confronto viene fatto con i colleghi, gli amici, ecc. Troverai sempre delle situazioni in cui c’è chi sta messo meglio di te e questo non farà altro che screditare ancor di più il tuo lavoro. Renditi conto di quanto sei migliorata e fattelo bastare, perché poi sarai tu stessa a metterti nelle condizioni di migliorarti ulteriormente se hai goduto del tuo successo iniziale.

 

4. Metti dei paletti!

Non avere paura a dire no! Non strafare per il solo gusto di dire “se ce l’hai fatta tu, ce la faccio anche io!”. Siamo diversi, abbiamo esperienze e giornate diverse, non possiamo metterci sempre sullo stesso piano. Se ti rendi conto che qualcosa per te è di troppo, e questo qualcosa ti pesa, non avere problemi a dire di no. Questo è il segnale che stai pensando a te, alle tue esigenze. Questo è il segnale che, per una volta, ti stai amando.

 

5. Concediti del tempo (di qualità).

Trova del tempo da dedicare a te stessa e ai tuoi svaghi. È fondamentale per poterti amare. Come in una qualsiasi relazione si tiene conto delle necessità dell’altro, nella relazione con te stessa devi tenere conto delle tue necessità. Leggi un libro prima di dormire, vai a correre al parco, bevi una birra dopo il lavoro, insomma fai qualcosa che ti faccia stare bene e tutto migliorerà.

 

6. Apprezzati.

Se ti apprezzi, puoi apprezzare gli altri. Se apprezzi gli altri, gli altri potranno apprezzare te. È tutto un susseguirsi di positività che deve – e non può essere altrimenti – necessariamente partire da te.

 

7. Ascolta e comunica con te stesso.

Ogni grande relazione si basa su una comunicazione efficace. Quindi prenditi il tempo per ascoltarti e capire di cosa hai bisogno. Rispetta le tue esigenze e rivolgiti a te stesso sempre in modo amorevole e comprensivo. Come parleresti a qualcuno che ami?

 

Questi sono solo alcuni suggerimenti utili per avere una vita migliore. Se invece vuoi un cambiamento duraturo, e dare una vera e propria svolta alla tua vita, noi possiamo darti un Metodo che ti accompagnerà in tutte le circostanze della vita permettendoti di affrontarle col giusto spirito per ricavarne il meglio.

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