Così ho vinto le emozioni distruttive e ho conquistato la felicità.

Così ho vinto le emozioni distruttive e ho conquistato la felicità.

Conosco Dario e Cristina da diversi anni ormai.

Sono Giuseppe La Puma, stra-felicemente sposato con Mariangela, e padre di due bimbi fantastici.

Tutte le mattine la mia sveglia suona molto presto! É una sveglia biologica, non ho bisogno di essere svegliato.

All’alba mi aspettano le mie amate terre e l’organizzazione della mia impresa (produco un olio biologico pluripremiato) e gestisco il mio agriturismo. Nulla di trascendentale, la mia è una vita normale.

É la vita di un ragazzo come tanti altri che con impegno e amore ha creato una piccola impresa e dedica il suo amore e la sua attenzione a ciò che ama: i figli, la moglie, la famiglia, il proprio lavoro.

La mia normalità in questo presente nasconde un passato a dir poco sconvolgente del quale ho finalmente deciso di parlare pubblicamente.

Forse non sconvolgerà te nella lettura, ma ti assicuro che quello che stai per leggere ha tenuto appese ad un filo la serenità e la vita di molte persone.

Da ragazzo ero un fallito, un inconcludente.

Un grande presuntuoso incapace di raggiungere i propri obiettivi. É incredibile! Se mi incontrassi oggi, mi prenderei a calci nel culo.
Non è vero, oggi non è più così. Non provo più rabbia per quel povero ragazzo in balìa delle emozioni e della sua incapacità nel gestirle. Oggi sento di essermi perdonato….

Sono nato e cresciuto nella provincia della provincia, in un paesino che non offriva grandi opportunità…

A Presicce, un piccolo paese tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca, avevi due possibilità: stare in casa oppure uscire, fare danni, drogarti. Per tutta la vita ho avuto difficoltà a rimanere impegnato in qualcosa.

Eppure alla nascita ho avuto un dono prezioso: la mia famiglia.

I miei genitori due insegnanti universitari… persone abbastanza aperte e piene di valori, da cui ho imparato la libertà di pensiero e il rispetto per l’altro, ma non le regole e la disciplina (e forse è stata quella la mia rovina).

Persone di sani principi che mi hanno insegnato a frequentare buone amicizie ed essere educato con le persone che mi stanno vicino. In cosa mancano i genitori? Oggi da padre ne sono ancora più consapevole.

I miei, bravi in tutto, lo sono stati molto meno nell’ insegnare ad amarmi. Fino all’età di tredici anni gli sono stato sempre ubbidiente e ascoltavo i loro consigli.

Ma c’erano delle verità “nascoste” , a me, a loro, alla nostra relazione che da lì a qualche anno avrebbero segnato per sempre le nostre vite.

Mi sentivo un bambino incompreso e inadeguato. Eccessivamente giudicato ed emotivamente dipendente dalla mia disistima.

Sono cresciuto per anni con convinzioni più che limitanti e distruttive e queste, un giorno, mi hanno portato in un tunnel.
Ho passato gran parte della mia adolescenza a drogarmi, un’adolescenza fatta di dolori, di vittimismo , di giudizio, di incomprensioni.

L’eroina era il mio unico rifugio.

L’eroina è come la lampada di Aladino: ti fa pensare che i tuoi sogni stiano per avverarsi, ti dà l’impressione di poter controllare il corso delle cose. Ma nella pratica quando sei dipendente, sei solo una persona in un angolo dimenticato da Dio con un’illusione in testa, senza una meta, senza soldi e senza libertà.

I sensi di colpa ti incasinano la testa e  le cose prive di logica diventano improvvisamente logiche. Perdi il senso del tempo, proiettato e sballottato tra passato e futuro, ma inerme nel presente. Senza via d’uscita!!

Ma io non volevo morire per strada, ero giovanissimo. Ho cercato di smettere e più volte sono ricaduto nel baratro. In queste condizioni è difficile uscirne, e anche se ci riesci, ti rimane dentro un brivido che ti trafigge la schiena: la paura che il diavolo bussi ancora alla tua porta e si riprenda la tua anima.

Ho impiegato molti anni per venirne fuori. Sono stato aiutato da diversi terapeuti. Diversi psicologi mi hanno seguito con scrupolo per scongiurare il pericolo di una “ricaduta”.

A 27 anni ho festeggiato il mio primo anno senza droga.

Mi sentivo LIBERO dall’eroina, ma mi mancava ancora qualcosa.

Non ero libero dentro!

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Ho festeggiato con Mariangela. Lei oggi è mia moglie e la mamma dei nostri due bambini. Viviamo un livello di felicità a quei tempi inimmaginabile.

A lei devo molto. Per la prima volta mi sono sentito amato, rispettato e apprezzato.

Lei mi ha permesso di innamorarmi della vita e per la prima volta ho sentito di voler costruire qualcosa di mio, di nostro.

Era tutto bello, una magia che ci abbracciava e ci stringeva l’uno all’altro.

Non avevo però pensato che dentro di me c’era una guerra irrisolta!

Rabbia, tristezza, angoscia, inadeguatezza, senso di fallimento, solitudine , pigrizia , rigidità, paura..

I fantasmi che hanno reso infernale la mia adolescenza, non si sono fatti attendere. E li ho cominciato un nuovo periodo di grande sofferenza di cui preferisco non parlare. Sicuramente il più doloroso. Probabilmente perché in passato non avevo nulla da perdere mentre ora sapevo di non voler perdere Mariangela, il nostro amore, me stesso. Dopo tanta sofferenza, li avevo trovati, non avrei potuto perderli.

Un giorno ho conosciuto un angelo, il mio: Cristina Bari.

Ti prego di comprendermi, Cristina è davvero un angelo. Lo è per me.

Glielo dico sempre: “Mi hai salvato la vita”.  A lei scendono le lacrime.

Le è bastato poco per capire di che pasta ero fatto, per capire la persona che sono e per capire quanto fosse ingarbugliata e complessa la mia vita.

La prima domanda che Cristina mi fece fu: “Hai voglia di cambiare ?”

Il mio primo ingresso nel Metodo INCIMA, nel corso “Libera la tua Forza Interiore” lo ricordo ancora come se fosse oggi. Per me è stato un trauma.

Una scossa talmente forte che a metà corso sono scappato via.

Non ero ancora pronto. Avevo paura di non essere capace di apprendere, di cambiare.

Non avevo il coraggio di svoltare.

I miei fantasmi parteggiavano per le mie dipendenze, tutte. Da quelle emotive a tutte le altre… E io non avevo la forza di reagire. Nei giorni e nelle settimane seguenti, mi sforzavo per dimenticare, ma ormai quelle poche ore di corso mi avevano segnato. Lì avevo visto l’unica grande via d’uscita: avevo conosciuto la via per la salvezza. e fu così che un giorno il telefono squillò: era il mio angelo! Cristina!!!

“Pronto”.

“Ciao Giuseppe, sono Cristina Bari. Come stai?  Io ho gli strumenti per poterti aiutare se tu me lo permetti, fidati di me”.

Cristina mi suggerì di  partecipare nuovamente al corso Libera la tua Forza Interiore, cambiando per sempre la mia vita.

Davvero impressionante la forza di quell’esperienza.

La cura nei dettagli, lo studio delle dinamiche mentali, le spiegazioni rese semplici di concetti fondamentali delle neuroscienze, del funzionamento del cervello, della fisica quantistica.

Mi chiedo ancora oggi che cosa sia stato più impattante per me in quel percorso.

Credo che la forza risieda nel metodo. Io avevo bisogno di un metodo. Avevo bisogno di conoscere la visione d’insieme, la panoramica del percorso e poi di approfondirne i dettagli nelle sessioni di coaching individuale.

É come tentare di attraversare un fiume, da una sponda all’altra. Essere sicuri di avere dei riferimenti, delle rocce solide su cui mettere i piedi, passo dopo passo, con la certezza di arrivare dall’altra parte.

Al corso ho conosciuto più da vicino anche Dario, che col suo approccio più spirituale e allo stesso tempo irriverente mi ha subito conquistato, aprendomi scenari e discipline nuove e del tutto sconosciute a quei tempi. Dario mi ha spiegato come ancorarmi alla formula D.A.T.O.

Decisione, Attenzione, Training mentale, Osservazione.

“Decidi e poi decidi e continua a decidere ogni giorno”, mi ricordava.

La decisione include ciò che scegli ed esclude tutto il resto! Ti permette di dirigere la tua attenzione e di rimanere focalizzato. Ed era proprio quello di cui avevo bisogno, intraprendere un cammino con in testa ben chiara la direzione e non mollare fino alla fine.

Il Training mentale ti aiuta a potenziare la forza della tua decisione, ad accrescere il livello di accettazione delle nuove possibilità che hai deciso di abbracciare, e ti permette di mantenere lo stato di pace necessario per “rieducare” la tua mente.

Le prime volte che ho praticato il Training mentale Mind Re-Start, ho provato un misto di sensazioni, tra l’incredulità e la gioia profonda. É possibile che in soli 20 minuti si riesca a produrre questo cambiamento così profondo? Ci ho creduto, ho perseverato ed ha funzionato!

Ho imparato così l’arte della comprensione del cuore. Sono diventato padrone dei miei stati d’animo invece di esserne vittima. Pensavo fosse impossibile, invece ho scoperto che non è affatto difficile. Da allora non mollo più Dario e Cristina, e dopo aver allineato i miei pensieri alle mie emozioni e alle mie azioni, dopo aver lavorato tanto sulla calma, la gratitudine e il non giudizio… ora aspiro alla santità!!!!

Prima mi prendevo troppo sul serio, ero rigido. Il chiacchiericcio giudicante degli altri mi ronzava in testa, incessantemente. Ora rido di più, con gli altri, con me stesso e di me stesso.

Il Metodo INCIMA è davvero miracoloso. Io posso dirlo.

Il consiglio che do a te che mi stai leggendo è di non aspettare più! Cambia la tua vita ora! Forse non lo sai (ora ti svelo un segreto), ma prima o poi, anche tu dovrai morire e gli anni passano in fretta (e sono due segreti). La vita è veramente ora, e conoscere strumenti e soluzioni potentissime e validissime per viverla appieno e cambiare in meglio te stesso, le tue relazioni, la tua vita economica… dovrebbe essere la tua priorità!

É la cosa più importante che puoi fare per te, per i tuoi figli e per le persone che ami. La tua vita non è più sfidante di quanto sia stata la mia. Ti assicuro che ho tralasciato di scrivere dei particolari davvero angoscianti. Allora, se ce l’ho fatta io, perché non dovresti riuscirci anche tu?

Ho scritto tutto d’un fiato… si è fatto tardi, in casa mia dormono tutti, vado da loro.

Mi auguro di aver potuto contribuire alla tua felicità.

Grazie Cristina, grazie Dario, grazie amici numerosissimi del Metodo INCIMA.

Vi voglio un gran bene.

Giuseppe La Puma

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Mi sono ripresa mio marito e la famiglia (dopo aver toccato il fondo).

Mi sono ripresa mio marito e la famiglia (dopo aver toccato il fondo).

Sono Valeria, ho 48 anni.

Te lo dico già, questa non è una storia interessante.

E’ solo la mia storia. L’umile storia di una persona che sta conquistando se stessa. Dubito che ti interessi se non hai bisogno di cambiare qualcosa di importante nella tua vita. Anch’io ero refrattaria diversi anni fa a queste storie.

Le definivo patetiche.Quindi posso capirti. Se invece ti interessa allora ti dico che sono davvero felice per te perché quello che è successo a me ha dello straordinario.Lo scorso anno, il 2016, è stato per me quello della grande prova, la più forte di tutta la mia vita.La prova che più temevo si è anche rivelata l’esperienza più incredibile della mia vita…

La mia vita… Mi guardo alle spalle e vedo..

Si, oggi posso dire di vedere. Ieri ero cieca, anzi, no, dormivo! Ero un po’ zombie… pensavo di essere artefice delle mie decisioni invece ero piena di condizionamenti.

Cosa vedo nel mio passato?
Il segno dei legami sulla pelle, le ferite e la sofferenza che mi hanno creato.Vedo e sento la traccia e il peso dei miei legami nelle relazioni. A partire dalla mia famiglia di origine, da mia madre soprattutto. Un amore grande, un’unione così forte che ha quasi “rubato” la mia stessa identità, senza che me ne rendessi conto naturalmente…

Io che mi sentivo addirittura in colpa se non le somigliavo abbastanza, se non riuscivo a compiacerle.

Sai qual era il suo più grande fantasma…?

La PAURA.

E sai qual era il mio…? Lo stesso naturalmente. La paura ha determinato e accompagnato tutta la mia vita…e mi ha reso una persona insicura e con una bassissima autostima. Mi sono sempre sentita “piccola” appunto. Sempre un po’ meno rispetto agli altri, sempre timorosa di non essere all’altezza, di non essere mai abbastanza. E per potermi accorgere di me avevo necessità di sentirmi legata a qualcuno. Mi appoggiavo per PAURA di cadere. Che fosse una semplice amicizia o una vera relazione d’amore.

L’amore .…Vivere una relazione di coppia davvero amorevole, “da favola”, insieme al desiderio di avere una famiglia tutta mia, sono sempre stati i miei 2 sogni più belli.

Mi accompagnano da sempre. Anche qui la PAURA ha fatto il suo lavoro. Desideravo una mia indipendenza, una casa, un marito, dei figli ma ero terrorizzata all’idea di lasciare il vecchio legame…mia madre, mio padre e tutte le abitudini legate a loro, la mia zona di comfort insomma.

Cosa sarebbe accaduto se non ce l’avessi fatta? Se non fossi stata una brava moglie, mamma, donna…? Se mi fossi sentita sola senza la sicurezza di potermi specchiare nel volto e nei modi di mia mamma….???

E, guarda un po’…è andata proprio così.

O almeno così mi percepivo. E più aumentava questa percezione più diventavo intollerante, capricciosa e insoddisfatta. Ne Valeria ne il mondo che le era intorno mi piaceva…Vedevo il mondo con gli occhi della mia inadeguatezza e paura…ed ecco la mancanza di aria nel petto, gli attacchi di panico, forti mal di stomaco e i “miei” mal di testa…quotidiani!

E ho perso tutto.

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La separazione da mio marito mi è arrivata addosso quasi inaspettata…ma fingevo, non volevo guardare. Non volevo guardarmi in verità. Il macigno di questa realtà che ha sotterrato i miei sogni, mi ha fatto toccare il fondo. E quando tocchi il fondo, quando non ti “senti” più, quando non ti riconosci allora arriva davvero il momento in cui DEVI agire! Devi trovare una via d’uscita, una soluzione.

E io l’ho trovata…anzi, lei ha trovato me!

Per caso (forse)…era lì, che fin dalle prime righe lette sui social in cui navigano senza meta…ha dato subito uno schiaffo alle mie emozioni assopite dal dolore.

Non ho dubitato mai, fin dall’inizio. Era tale il mio bisogno e il mio desiderio di trovare me stessa, di mettermi alla prova, di imparare finalmente ad amarmi che il primo incontro con il metodo INCIMA mi ha immediatamente aperto gli occhi, la mente e soprattutto il cuore.

Mi è arrivata forte la certezza che quella sarebbe stata la mia ancora, la strada per la mia libertà. Il primo coaching conoscitivo con Dario, è impresso indelebile nella mia memoria. Non lo dimenticherò mai!

Mi ha fatto sentire a mio agio all’istante, mi ha parlato con estrema chiarezza e soprattutto mi ha fatto sentire ascoltata… e mentre lui mi ascoltava, ascoltavo anche le mie stesse parole che quel giorno mi sono arrivate forse per la prima volta così vere e spontanee.

Con il primo coaching ho visto con chiarezza la mia situazione. Come non avevo mai fatto prima. Ho compreso cosa mi aveva portato li dov’ero e cosa mi aveva impedito di realizzare i miei obiettivi. Ho anche potuto chiarire a me stessa quali sarebbero state le priorità e gli obiettivi da quel momento in poi. Da lì è ricominciato tutto.

Da quel giorno un percorso di vita che ha dato finalmente un senso ad ogni cosa. Non ho mai fatto esperienza di niente di simile! Un passo dietro l’altro, un piccolo gradino avanti all’altro, alla scoperta di Valeria.

Ho compreso quanto sia importante la calma e l’armonia quotidiane, in ogni piccola cosa.

Ho scoperto quanto è grande e potente la nostra mente, e quanto conoscere come funzioni sia determinante per la nostra vita. Ho cominciato a sperimentare stati di grande pace e connessione grazie alle mie personali meditazioni.Avevo già fatto meditazione, ma queste hanno avuto un impatto senza pari, forse anche per il fatto di essere personalizzate con il mio nome.

Boh… da quello che dicono le neuroscienze dovrebbe essere proprio così. Non sono un’esperta ma l’ho sperimentato sulla mia pelle. Associare le nuove convinzioni al mio nome credo che abbia dato maggiore forza all’esercizio.Ho trovato e creato un mondo completamente nuovo per me ma del quale non posso e non voglio più fare a meno! Ho lavorato tanto, lo ammetto, mi sono impegnata fino in fondo perché ci ho creduto fortemente e perché la posta in gioco era troppo importante!

Ciò che sono sempre stata ma che non riconoscevo è venuto alla luce, piano piano, con alti e bassi, con i momento si e quelli no…ma ormai sempre fiduciosa e soprattutto determinata a non mollarmi più!

In questo mi hanno aiutato nei primi mesi le sessioni di coaching. Nonostante ogni tanto riaffiorassero dei dubbi, sapere di poter contare sulla guida personalizzata di un esperto, sempre al mio fianco, mi tranquillizzava. Quindi non avevo il tempo di perseverare con nuovi errori perché nel coaching venivo “corretta” nel tragitto. E nello stesso tempo, quando avevo la conferma di essere sulla buona strada ricevere la conferma nei coaching mi dava grande sicurezza.

< Giusto il tempo di imparare, giusto il tempo di creare le nuove abitudini > mi diceva Dario. < Dopo 8 coaching devi andare da sola >
Quando mi diceva così avevo il timore di rimanere davvero sola ma in questo è stato grande il mio coach: non mi ha mai dato la possibilità di “appoggiarmi” a lui.

Oggi, finalmente sono più coraggiosa !

E sono fiera di poterlo affermare, sono più solida ed energica e ho imparato a riconoscere e affrontare le mie mille emozioni…che amo tutte! Ho riaperto il mio cassetto dei sogni e alcuni progetti che avevo accantonato sono diventati di nuovo possibili. So che ho ancora molto da imparare. Del resto è quello che desidero con tutta me stessa.

La mia crescita verso la libertà e verso l’indipendenza emotiva è in continua evoluzione e il mio “nuovo” matrimonio con il mio (quasi) ex marito….pure!!!

E scusami se proprio ora mi è scesa una lacrimuccia… (me la merito no?)

Abbiamo una nuova casa.

Abbiamo riunito la nostra bellissima famiglia… puoi immaginare la felicità di nostro figlio!

Abbiamo una nuova idea di lavoro, nuove modalità con cui ci avviciniamo, rinnovate e diverse emozioni, una vita nuova insomma…!

E il 13 settembre scorso abbiamo festeggiato 14 anni di matrimonio…INCIMA ai monti più belli della Valle d’Aosta .

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Ecco cosa succede quando dai ascolto a chi ti pugnalerà.

Ecco cosa succede quando dai ascolto a chi ti pugnalerà.

San Marino, 30 dicembre 2016. E’ il mio tatuaggio sul petto.

Come per un tatuaggio fisico, reale, imprimo nella mia mente il simbolo del mio desiderio di trasformazione e di cambiamento radicale.
E’ come un passaggio rituale che marca la mia esigenza di ribellione.

Non succede solo ai ragazzi.

Io ho quasi 46 anni.

Il passaggio alla boa avviene a 45 anni e 5 mesi.

Da qualche anno mi stavo appassionando al coaching e alla crescita personale.

Al di la del fascino che la parola coaching esercitava su di me, sentivo di aver bisogno di una guida.
Di qualcuno che mi indicasse una nuova strada.

Quel giorno, a San Marino, il mio amico Raffaele di Iorio, mi parla di Dario Perlangeli.
Ed è qui che comincia il mio tormento interiore  con tanto di finale a sorpresa.

Non so se per te che leggi questa storia sia la stessa cosa, ma confrontandomi con
altre persone ho scoperto di non essere il solo a sentire delle voci.

Non sono un pazzo, e se lo fossi non saprei di esserlo 🙂
Io però gli ho dato un’identità a quelle voci.

Immagino un affascinante e carismatico burattinaio che tiene i fili della mia vita e con parole magiche mi persuade  sul cammino da percorrere. Quando mi parla io sono ipnotizzato.

Lo chiamo la mente burattinaia. (MB.. per abbreviare) Ho la sensazione che viva nel passato e che voglia rimanerci. Anzi, è molto più di una sensazione. Ne sono certo e ne ho le prove.

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A volte me ne accorgo, mi sveglio. Capisco di essere in un incantesimo ….
ma la mia “veglia” dura poco.. poi  ritorno a dormire.
E lei, riparte:

< Perché una guida? Non ne hai bisogno. Poi non lo conosci? Chi è questo Dario? >

Questa volta mi ha trovato sveglio e gli ho risposto a tono. Non io per intenderci..

Io assisto passivamente ai loro continui battibecchi. Poi mi adeguo al vincitore.

<Hai il coraggio di dire che non ha bisogno di una guida? Ma non vedi in che condizioni siamo ridotti?>

Lui è il mio eroe. Lo chiamo Mente presente (MP) .

Credo che sia la parte più sincera di me. E’ quella parte di me che non si fa illudere, che conosce benissimo quali sono i miei desideri, tiene in vita i miei sogni. E’ quella parte di me che vive un po’ più nel presente.
Mi esorta e spera in una svolta decisiva.

< Antonio te lo meriti, mi dice ! >
Poi interviene lui, sposta di nuovo i fili, un po’ di belle parole… il momento passa…e fine della storia.

(MB) < Ma quali condizioni e condizioni, passerà tutto, prima o poi, abbi fede, ma tu non eri sempre quello con il sorriso stampato in faccia e vedevi il bicchiere mezzo pieno? Aspetta aspetta Com’è che dicevi?? Non vedo l’ora che arrivi domani, un altro giorno e si vedrà!! Ahahahaah!!! >

Dario mi dice che il mio ottimismo è una distorsione della realtà. Il mio voler vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo pieno è in realtà un bisogno di evitare di affrontare i miei problemi.

< Sei così tanto ottimista da trattare con superficialità quello che deve essere fatto>
Un giorno mi ha detto.
E ha aggiunto: < Ti ci vorrebbe un po’ di sano realismo. Metti i piedi per terra Antonio e agisci. Rimandare è un gioco che ti illude che sia tutto apposto. Nel medio e lungo periodo ti ritroverai con gli stessi problemi amplificati>.

(MB) < Chi è questo Dario? Che vuole? Non hai bisogno di una guida per affrontare le tue difficoltà. Puoi farcela da solo. Del resto sei arrivato fin qui?!  Di strada ne hai fatta…>

(MP) < E bravo tu. Ma perché sei ossessionato dalla tua paura di cambiare? Perché vuoi farmi insabbiare il dolore? Sono preoccupato, non vedi? >

(MB) Ah ecco, sentiamo di cosa  parli…

(MP)  < Provo dolore nel non sentirmi realizzato, dolore nella percezione di aver perso tempo, tanto tempo, molto tempo, dolore nel non poter permettermi neanche un caffè, non poter fare la spesa per mangiare, la preoccupazione che il domani sia sempre più cupo.

Vivo con la  perenne paura di non farcela, di non poter garantire un futuro dignitoso ai miei figli, di non sapere cosa sono e a chi appartengo.
Ti seguo da anni. Quante volte mi sono lasciato trasportare dai tuoi schemi. Mi sono fidato e ho sbagliato. Tu menti. Sei una BUGIARDA.

Mi hai bloccato, mi hai fatto stare immobile, in uno stato di perenne giudizio e vittimismo, in uno stato di totale nervosismo.
Non mi sono mai veramente amato perché ho pensato di non meritarlo. Era quello che mi dicevi tu.
Hai dato i limiti e la direzione alla mia esistenza e guarda come sono ridotto >

(MB) < Ora scommetto che vuoi incolpare me dei tuoi fallimenti e delle tue pseudo tragedie?

(MP) So solo di essere un padre assente, un marito e compagno insoddisfatto, di vivere una vita incompleta alla continua ricerca di stimoli, di visioni, a chiedere conto sempre di qualcuno.

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Perché non ho mai creduto veramente in me stesso.

(MB) < E allora che intenzioni avresti ora? Visto che non vuoi più darmi retta..>

Ho fatto il mio primo coaching con Dario ed è stata una rinascita.
Ho scoperto una nuova luce.

Con la morte di mio padre a Marzo 2017 ho sentito la responsabilità del suo lascito.
Era il mio momento. Dovevo decidere di intraprendere questo percorso.

Del resto, a parte quella mia vocina traditrice, che comunque continua a tentare di sabotarmi , tutto quello che leggevo sul metodo, e che mi riferivano le persone di cui mi fidavo che lo avevano praticato, mi davano le migliori garanzie sull’esito del percorso.

Se sei arrivato fin qui posso dirti perché ho deciso di scrivere per il blog del Metodo INCIMA.

Non ho ancora risolto i miei problemi professionali ed economici e non ho vinto quella vocina che cerca di frenare il mio impulso alla felicità e al successo.
Non ancora. Posso dirti con la totale sincerità che mi è stata concessa in questo blog che ho ancora tanto da lavorare.
Parto da una condizione davvero complicata e difficile.

Oggi sono però un’altra persona. Vedo i progressi, sento l’energia. Tocco con mano le mie sensazioni di fiducia. Mi sento meritevole.
Provo amore per me stesso e riesco ad essere meno rigido, meno teso e più amorevole con gli altri.

La mia vita è davvero cambiata. Il mio atteggiamento nel lavoro è più deciso.
Mi sveglio con una forte motivazione tutti i giorni. E ho tanta energia per affrontare la mia vita da leader.

(MB) Antonio, non è che ti stai raccontando una storia ottimistica come al solito?

No, perché a differenza di alcuni mesi fa, oggi agisco. Non rimando. Sono sul pezzo.

Guardo dritti in faccia i miei problemi e li affronto con serenità.

Adesso che ho capito cosa fare e come fare e ho imparato ad avere fiducia in me stesso, non ho più paura di non farcela (non come prima per intenderci) .

Voglio chiudere questo mio racconto con le parole che Dario mi ha detto durante il primo colloquio, di valutazione :

< Il metodo incima non cambierà la tua vita. Il metodo incima può solo darti la possibilità di farlo.
Può indicarti la strada meno faticosa e meno dispendiosa, suggerirti le strategie più efficaci per la tua specifica condizione, può fornirti gli strumenti più potenti per irrobustire la tua psicologia.

Può darti appunto un metodo passo passo e tenendoti per mano aiutarti a progredire.

Ma queste possibilità, queste strategie, questo cammino, dovrai essere tu a trasformarle in risultati concreti per la tua vita. >

Grazie Raffaele per avermi dato una speranza. Grazie Dario e Cristina, per tutto il resto.

Grazie papà per essere sempre presente.

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Devo dire grazie ad una crisi profonda se oggi sono rinata.

Devo dire grazie ad una crisi profonda se oggi sono rinata.

Circa un un anno fa la mia vita, quello per cui avevo lottato e quello in cui avevo “sperato” si è scontrato contro un muro. Ha smesso di fluire.

La mia vita, l’intera vita, ha avuto una battuta d’arresto.

Ho vissuto e subito l’ineluttabile svolta della mia vita (felice o apparentemente felice) e sono precipitata giù, in un baratro senza fine.

Sono crollate tutte le mie certezze. La mia tristezza, la mia frustrazione, la mia stanchezza mi toccava nell’anima.

E come succede di solito in questi casi, non avevo neppure la libertà di manifestare pubblicamente la mia caduta.

Per un periodo indefinibile, il mondo mi avrebbe vista attraverso una maschera.

Non voglio farla più tragica di quanto lo fosse, ma stavo davvero molto male.

Relazioni ormai difficili da anni mi avevano cristallizzato in uno stato di rigidità tale che il mio non era più un vivere ma un sopravvivere alla vita. 

Facevo ripetutamente le stesse cose senza metterci un briciolo di entusiasmo. Nessuna passione. Ero imprigionata nella cella dei miei schemi, rigidamente cristallizzati nei miei modi di pensare, di fare, di parlare.

Non ne sarei mai più uscita. La vita era diventata una continua corsa ad ostacoli: organizzare tutto per tutti era ormai fonte di stress e arrabbiature continue.

La verità era che non accettavo che le cose andassero diversamente da come le avevo pensate io.

Ormai anche le occasioni di divertimento e relax creavano stati di tensione emotiva tali per cui non riuscivo a provare piacere per me.

Mi rifugiavo nel piacere altrui. La mia dipendenza emotiva da altri impattava negativamente sui miei rapporti familiari creando tensioni e frustrazioni. Ero sull’orlo del baratro e non me ne sono accorta in tempo.

Sono rotolata giù e in pochi giorni ho visto sfumare tutte le mie certezze. Quello che credevo fosse il giusto modo di vivere era stato spazzato via in un attimo.

Nulla rispondeva più alle mie richieste e le tensioni che non riuscivo più a controllare sfociavano in crisi infinite di rabbia e pianto.
Ad un certo punto, visto il fondo e l’impossibilità di cadere ancora più giù, ho cominciato a guardare in alto.

Ho messo da parte il mio orgoglio e ho cominciato a tessere una rete di relazioni femminili con donne che mi ascoltassero e mi consolassero, mi sostenessero e mi capissero. Avevo bisogno di appoggiarmi su una spalla su cui piangere.

Qui ho cominciato a scoprire che ero stata capace di creare delle buone e solide amicizie perché mi sono sentita accettata, ascoltata, consolata e sostenuta.

Ho anche cercato l’aiuto di un esperto (psicoterapeuta) che mi ha “scandagliato” permettendomi di spiegare i miei comportamenti, le mie convinzioni, il mio vissuto, ciò che io ero, la parte più profonda di me, mi ha portato a capire il perché di tante cose che costituiscono la mia persona.

Da cosa nasceva la mia necessità di controllo, le mie paure, insicurezze, frustrazioni… Tutte informazioni utili, per carità, ma mi sembrava sempre troppo poco per la mia necessità ed urgenza di rimettere le cose a posto.

La mia vita ha cominciato ad avere un senso solo quando ho realizzato che era il momento di cambiare. In molti me lo dicevano e me lo avevano detto in passato.

Sì, va bene ho capito: ma come si fa?
Facile a dirsi… cambiare!!

Come faccio a essere più leggera, a vivere in modo più spensierato a non prendermi sul serio, ad essere meno rigida?

Ero ferma in una situazione stagnante che non mi consentiva di aiutare me stessa e neanche i miei figli per i quali temevo forti ripercussioni a causa dell’ atteggiamento destabilizzante (il mio) nel quale li avevo trascinati.

Ho ricominciato con la ricerca affannosa nel voler capire perché ero perennemente insoddisfatta di tutto da anni.

In tutto questo volevo cambiare la relazione con i miei figli sempre tesa e autoritaria.

Del resto, se stavo male io con me stessa, che colpa ne avevano loro?

Non potevo abbandonarli, soprattutto il più piccolo ancora alle elementari aveva diritto a crescere più sereno di così.

Mi sono imbattuta (nel più casuale senso del termine) in un post di Facebook di Cristina Bari.

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Teneva una conferenza gratuita, ho cercato di scrivermi ma non c’erano più posti, la conferenza era andata sold out in pochi giorni!!

Anche questo mi incuriosiva. Perché così tanto interesse per questa conferenza?

Dopo qualche settimana ho ritrovato la presentazione di un’altra conferenza dal titolo molto intrigante e “mio”: “Genitori sereni e figli felici”.

Era marzo. Mi sono iscritta e ho conosciuto Cristina.

Mi parlava a pochi metri. Nel gruppo conservavo l’anonimato, ma c’ero! Con tutta me stessa.

Le sue parole chiare e dirette ai problemi e il magico mondo delle neuroscienze mi hanno rivelato che la “plasticità” del nostro cervello mi regalava una chance per rimediare ai danni fatti nell’educazione dei miei tre figli. Senza sapere bene di cosa avrei parlato, ho incontrato Cristina in un colloquio personale.

Mi ci è voluto un attimo per capire: per aiutare i miei figli avrei dovuto lavorare su di me.

Ero in condizioni disastrose, continui mal di testa e insonnia avevano aumentato il grado di stanchezza all’ennesima potenza, avevo anche preso per un certo periodo dei sonniferi e psicofarmaci pur sapendo che non era la strada giusta.

Cristina mi spiegava per sommi capi come fosse possibile il cambiamento con il Metodo INCIMA, ma non cercava di convincermi.

Mi parlava di queste meditazioni personalizzate (Mind Re-Start) da fare al mattino.

Bastava alzarsi un poco prima ed avrei trovato il tempo da dedicare a me stessa.

Ma come potevo crederle? Anche se pensavo che non sarebbe stato possibile riuscire a realizzare ciò che desideravo, rimanevo incollata alla sedia. Non riuscivo ad alzarmi per andarmene. 

L’idea di un life coach che mi prendesse per mano in un  cammino finché non fossi stata autonoma mi allettava perché ero veramente arrivata al capolinea.

Qualcosa però dovevo farla, ma avevo paura di sbagliare, le mie resistenze, il costo del corso, non potevo gravare sul bilancio familiare.

Mi sono presa del tempo, le avrei telefonato per la conferma anche se avevo al momento molti dubbi.

Non avevo mai chiesto e preteso nulla in famiglia ma questa volta, anche a costo di fare un buco nell’acqua, avrei rischiato per una cosa che sì, mi riempiva di dubbi e mi attanagliava lo stomaco per il timore di non farcela, ma allo stesso tempo sarebbe stata tutta per me.

Solo per me!

Dopo qualche giorno ho accettato il programma di “Libera la tua Forza Interiore” che sarebbe cominciato dopo quattro settimane.

In quel periodo mi ripetevo ogni giorno che forse era stato uno sbaglio.

Durante il primo weekend ne ho avuto la conferma e quei tre giorni sono stati devastanti: avevo ricevuto molte informazioni ma non provavo la stessa euforia degli altri partecipanti, non mi ero aperta con loro e mi sentivo un pesce fuor d’acqua .

Quando sono tornata a casa non ero soddisfatta né contenta.

Mi ripetevo di aver intrapreso la strada sbagliata e di aver fatto una spesa inutile.

Forse se mi fossi studiata gli appunti… se mi fossi impegnata… ci avrei potuto guadagnare qualche cosa di buono…

A quel punto ho scelto di provarci: ho iniziato dalle meditazioni, dagli appuntamenti di coaching con Cristina, che mi sosteneva.

Ho fatto fatica a fare tutti i compiti che ci assegnavano perché ho dovuto superare ogni forma di resistenza (sempre mie personali).

Ma le richieste di mettermi in gioco erano giuste e la mia tenacia mi ha soccorso e poco alla volta ho iniziato a seguire i suggerimenti fino a che non mi sono accorta che le mie resistenze iniziali cominciavano a cedere.

Potevo scegliere io cosa fare delle mie giornate, potevo vivere il momento presente e gustarmelo.

Il primo cambiamento? Nonostante continuassi a inseguire sempre il futuro e a vivere con i sensi di colpa degli errori del passato e mi angosciassi tutto il giorno, non avevo più il mal di testa.

Lo so, può sembrare poco, ma essersi liberati dal mal di testa era già una grossa conquista.

Ovviamente a questo punto desideravo di più.

Il metodo stava funzionando e quindi ho preteso sempre di più. Ho cominciato a sentirmi in pace.

Il tempo che mi stavo dedicando, le meditazioni giornaliere, il coaching con Cristina e la mia attenta applicazione dei suoi suggerimenti, mi stava dando una sensazione di assoluta calma e presenza.

Un mese prima era un utopia anche solo immaginarlo!!! Ho iniziato a rallentare, diminuire la mole di impegni che mi ripromettevo di fare giornalmente, ho iniziato a darmi più spazio nella mia vita, a pensare ad una cosa alla volta, ad ascoltarmi e poi ascoltare chi mi era vicino.

Ho cominciato dall’ABC del Metodo, dalle mie emozioni, ad ascoltarmi e non giudicare, continuando con le meditazioni.
Procedevo con alti e bassi ma mi accorgevo che parole come: leggerezza, osservazione, riprogrammazione, flessibilità, valore, gratitudine, perdono, sorridere… diventavano familiari nei miei pensieri e nei miei discorsi.

La cosa che più mi sorprendeva erano le mie reazioni nei momenti di sconforto: nelle cadute sperimentavo una sensazione nuova che mi accompagnava in ogni giornata. Sentivo di essere sulla strada giusta e di aver avviato quel principio di cambiamento nelle mie convinzioni più profonde che mi avrebbe permesso di raggiungere dei piccoli traguardi.

All’improvviso mi sono accorta di aver raggiunto alcuni traguardi tutti insieme: i mal di testa mattutini sono scomparsi , ogni tanto mi osservavo a ridere con libertà e quella sensazione di inadeguatezza e l’incapacità di esprimere a parole quello che sentivo mi hanno fatto capire che ero ritornata a parlarmi e ad amarmi.

Il segreto del Metodo INCIMA è la naturalità dei processi di pensiero, di parola, di azione.

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Non ci sono forzature; il segreto è che il Metodo fornisce il “come” raggiungere il cambiamento modificando la parte del nostro cervello inconscia, creando nuove convinzioni che hanno l’effetto di produrre l’automatismo alla calma (incredibile!) al sorriso (sorprendente!) alla gratitudine.

Ho cominciato a provare gratitudine senza un apparente motivo reale. E così sono approdata al secondo weekend di Libera la tua Forza Interiore (il primo step del Metodo).

Dopo tre giorni di full immersion in un ambiente familiare con visi ormai noti, mi sono accorta che stavo raggiungendo nuovi risultati e che il Metodo combaciava perfettamente con me. Prematuro da dire, ma ero al giro di boa!

Nei giorni successivi ho trovato altri muri contro cui mi sono scontrata ma questa volta ho scoperto nuovi compagni: ad aiutarmi questa volta era intervenuta la forza del confronto con gli altri (compagni di corso) con i quali sono in cammino.

Tra i miei nuovi amici ho trovato il sostegno di chi mi incoraggia, una mano tesa di chi è lungo il sentiero con me, una risposta quando ho innalzato la mia richiesta di aiuto, e due life coach sempre presenti.

E poi piano piano è stato più facile ripartire alla ricerca dell’obiettivo di vivere sicura di me stessa, di imparare a prendere decisioni da sola perché solo quel salto nel buio mi avrebbe colmato di pace, forza, responsabilità, e benessere emotivo.

Solo qualche mese fa, avevo la sensazione che qualcosa mi mancasse, di incompletezza… una ricerca non troppo approfondita mi metteva sempre sulle tracce di qualcosa che non trovavo, ma che mi faceva vivere eternamente insoddisfatta.

Durante un corso sulla genitorialità al momento di dare una definizione di me stessa mi ero data il nome: il cercatore.

Solo ora ho capito che in questo cambiamento quello che sto cercando non è un’altra persona, non è una nuova relazione.Il cercatore sta solo cercando sé stesso” .

So che questa storia diventerà un articolo di un blog e un po’ mi sento “svelata”.

Ma visto che hai letto fin qui ti dico che non ho paura di svelarmi, non ho paura di essere me stessa né di essere giudicata.

Oggi mi sento libera.

Ed è quello che auguro anche a te, se è quello di cui senti il bisogno.

Gabriella Girardi

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Come Wonder Woman… ho scoperto i miei super poteri .

Come Wonder Woman… ho scoperto i miei super poteri .

Da bambina avevo un eroina a cui mi ispiravo e che mi incantava in ogni sguardo, il suo nome era Wonder Woman.

Il mio appuntamento preferito: guardare il telefilm americano di questa donna dai poteri eccezionali che mi teneva inchiodata allo schermo.

Intorno a me si creava il vuoto, mi proiettavo dentro la scena, come ipnotizzata.

Eccola dicevo, lei può tutto, è forte, ha i super poteri, nulla può sconfiggerla!

Ricordo bene che mi piaceva immaginare di averli anch’io, quei super poteri: come ad esempio, da piccola, leggere nel pensiero delle persone tra cui quello del mio papà per vedere realizzare alcuni miei desideri.

E continuavo con la mia mente a sperimentare delle cose che altri non vivevano, difendevo i più deboli e arrivavo anche a lottare aspramente se qualcuno provava a nuocermi offendendo la mia persona.

Insomma ero una bambina con una spiccata sensibilità e una particolare dote: ho sempre creduto di avere una forza eccezionale che prima o poi mi avrebbe permesso di realizzare i miei sogni oltre ogni  difficoltà.

Purtroppo, crescendo, tutto quello in cui credevo ha iniziato a venir meno: avvertivo una strana solitudine dovuta ad un senso di ingiustizia che percepivo intorno a me. Persone senza scrupoli calpestavano ogni sentimento mancando di rispettare le mie attese.

Sono arrivate  le prime delusioni, alcune di queste così importanti da portarmi ad odiare anche i miei genitori, i loro comportamenti e quelli di altre persone.

Si sono affacciati i primi sintomi, un’ansia e un’angoscia che mi facevano affrontare la vita a metà.

Più il tempo passava più mi creavo una gabbia dalla quale non poter più uscire.

La mia (doppia vita) è andata avanti per anni, fuori ero la Wonder Woman che tutti si aspettavano e dentro ero diventata una bambina fragile. Probabilmente lo ero sempre stata, ma non avevo mai accettato di esserlo.

Mi “accontentavo” della percezione degli altri. Preferivo essere considerata forte e sicura piuttosto che insicura e fragile.

La negazione di questa parte di me, bisognosa di aiuto, si è fatta presto sentire!!

Il mio livello di infelicità e la sensazione di impotenza ha acuito la mia insoddisfazione e quindi ho aumentato il mio livello di rigidità.

“Non mi andava bene più niente”.

Un mio amico un giorno mi disse: “Francesca, hai tanti motivi per stare male e pochi motivi per stare bene” .

Una frase che per me fu devastante e che mi fece riflettere.

Ad un certo punto ho deciso di chiedere aiuto ad uno psicologo.

Fu una scelta azzeccatissima. Anche se i benefici non durarono a lungo come avrei sperato, i risultati non tardarono a venire.

Mi sentivo meglio. Più determinata, più entusiasta, più adrenalinica e motivata.

Non ero più lamentosa come prima.

In quel periodo mi sono laureata con il massimo dei voti, ho frequentato corsi di specializzazione, ho iniziato a lavorare , ho fatto nuove esperienze lavorative fuori dal mio territorio, ho conosciuto tanta gente,  mi sentivo al settimo cielo, tutto andava alla grande.

Poi una nuova parentesi: gradualmente si è risvegliata quella parte di me che io definisco fragile e sono caduta nuovamente in un lungo periodo down.

Alcune vicissitudini mi hanno portata a fermarmi e a riflettere.

Mi sono ritrovata a prendere un anno di pausa, ho viaggiato… Parigi… Londra… Barcellona… avevo voglia di vedere da vicino le realtà che mi appartenevano: il mondo del design e i gioielli!!! (Creo e produco gioielli artistici di pregio).

Ho pensato di essere pronta e mi sono buttata.

Ho messo su un sito, brochure, ho partecipato ad eventi, fiere, e mostre.

Sono ripartita facendo leva sui miei superpoteri e dimenticando per un periodo quella parte di me sempre dubbiosa, timida, timorosa, insicura. Mi stavo raccontando ancora una volta la storia dei super poteri negando nuovamente una parte di me, bisognosa di amore e di aiuto.

Questo è stato probabilmente l’errore fatale che oggi considero la mia più grande opportunità di cambiamento.

Con il tempo quei super poteri hanno perso forza , hanno iniziato a vacillare di nuovo e questa volta ad essere colpite erano le mie emozioni più profonde!!!

La voglia di lottare per il mio sogno più grande si stava indebolendo come una luce che da vivida era diventata fioca!

Tutto intorno a me ha iniziato ad avere un enorme peso: i soldi, i miei rapporti in famiglia, le mie aspettative.

Riuscivo a comprendere perfettamente lo stato in cui mi trovavo, ma invece di reagire mi lasciavo andare e dicevo a me stessa…passerà… aspettiamo… è solo un periodo!

Le frustrazioni aumentavano giorno dopo giorno, i miei cari risentivano del mio nervosismo.

Ho perso le forze. Ho smesso di lottare.

Per evitare di soffrire ancora, ho scelto di rinunciare, di accontentarmi, di abbassare le mie pretese.

Se da un lato provavo sollievo, dall’altro sentivo di aver fallito. Sentivo di aver tradito me stessa.

Le mie aspirazioni e i miei sogni erano stati sopraffatti dalle mie paure.

Ho sempre vissuto questi alti e bassi ma mai come questa volta, la fase down era stata così “bassa”.

Non so chi leggerà questa mia storia ma se qualcuno si identificasse nel mio cammino, gli consiglierei vivamente di non fermarsi, di continuare a crederci, di giocarsela fino alla fine, di non darsi per vinto, di non mollare.

Ad un certo punto mi sono detta : “io voglio riavere la mia determinazione, la mia solarità, le mie idee”.

“Merito di essere felice”.

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Diamine sono una creativa, ho voglia di riabbracciare i miei sogni, quello per cui ho lottato per anni.

Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse rientrare in carreggiata, ma sapevo che non credevo più nella terapia, anche se in passato mi aveva aiutato . Avevo bisogno di qualcosa di più forte e concreto. Che mi aiutasse a raggiungere degli obiettivi concreti, senza lunghe attese.

Mentre continuavo a cercare non so cosa, proprio in quel momento  mi è apparso lui…il Metodo INCIMA!

“E questo cos’è? Sarà uno dei soliti percorsi che ti pompano a palla i primi giorni e poi torni a casa adrenalinico e ti danno quello stato di benessere che dura solo una settimana?”.

Per saperne di più e fugare i miei dubbi, mi sono affidata alla lettura dei racconti dei partecipanti.

Mai avrei immaginato di scrivere in questo blog ed ispirare altre persone a vivere il mio stesso “miracolo”.

Leggendo il blog, attraverso i vissuti di gente che ha seguito il percorso, ho sentito un brivido e un’emozione che partiva dalla pancia… Un’indescrivibile sensazione di verità.

Mi sono detta di voler approfondire e mi sono fidata del mio istinto. Di solito non sbaglia!

Alcune volte senti da dentro che una cosa va fatta, senza se e senza ma. E davanti alla tua razionalità  riesci a creare un muro che i dubbi non riescono a scavalcare  e vivi l’esperienza che verrà come se già conoscessi il risultato. E provi fiducia.

“Dopo ho appreso anche il modo per creare intenzionalmente questa splendida sensazione”.

C’era una conferenza su  “come imparare a realizzare i propri obiettivi e a godere di ciò che si ottiene”.

Incredibilmente questo titolo parlava a me.

Quante volte avevo fallito e quante volte pur riuscendo a realizzare ciò che desideravo non ero riuscita a goderne pienamente.

Anche se ero convinta, ci sono comunque andata in punta di piedi.

Che sarà mai?

Come minimo tornerò a casa con delle informazioni in più, ci voglio andare.

Da quell’ incontro con Dario mi si è aperta una finestra interiore, una di quelle che ti danno una possibilità di vedere il mondo e la realtà da un’altra angolazione.

Ho anche chiesto un approfondimento personale: una sessione di coaching individuale, per fare chiarezza.

Avrei così capito il punto da cui partivo, chiarito i miei obiettivi e compreso le stretegie del Metodo INCIMA, per raggiungerli.

Il colloquio individuale mi ha davvero sbalordita.

Non mi aspettavo una situazione di piena tranquillità, chiarezza, linearità dei concetti. Mi sentivo protetta e sicura.

Sentivo che era arrivato il mio momento, anche se ero trattenuta dai costi.

In una frazione di secondo ho detto a Dario “non ho la somma che occorre per partecipare ma la troverò”.

In quell’istante ho deciso che direzione doveva prendere la mia vita, ero stanca di starmi a guardare e dovevo agire!

Così è stato.

Vorrei trasmettere con parole precise ciò che sto provando a sei mesi dal corso!! Ma non sempre le emozioni trovano le parole.

Tutto quello che sto attraversando applicando il Metodo ha dell’incredibile!!!

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Le mie emozioni sono ritornate alla grande e anche se alcune mie paure sono rivenute fuori, oggi le osservo con occhi diversi, le accolgo e ne faccio tesoro. Sono fortissima. Sono rinata!!

Le meditazioni personalizzate sono di una potenza strabiliante.

Ricordo ancora le difficoltà che ho provato all’inizio mentre praticavo questo esercizio guidato.

Ma dopo qualche giorno la svolta!!

All’improvviso mi è esploso il cuore dentro, un fiume in piena mi ha inondata ed è stato come se un elettrocardiogramma piatto avesse incominciato a segnare i battiti. E che battiti!!!

I sentimenti erano cosi forti che le lacrime scendevano giù senza freni inibitori… liberatorie!

Ho cominciato a lasciare andare e a perdonare situazioni che bloccavano il mio cammino e mi tenevano legata mani e piedi al passato.

Il seguito è stata una sorpresa dopo l’altra.

I miei dubbi sulle mie capacità di apprendere le strategie e i concetti del Metodo si sono volatilizzati dopo pochi giorni.

In aula è stato tutto chiaro e c’è sempre un momento per avere delle risposte alle proprie domande.

Fuori dall’aula puoi avere il dubbio di non riuscire a cavartela da sola. Ma anche qui, il supporto del coaching individuale ti sostiene e ti permette di comprendere appieno le modalità per mettere in pratica le teorie del Metodo.

Ho anche pensato che avrei potuto dimenticare alcuni concetti in aula, visto che il programma è ricchissimo, ma sono stata anche qui rassicurata: ogni parola in aula è stata registrata e ho a mia disposizione anche il manuale con la trascrizione di tutto il corso e le slide, da studiare con calma o da riprendere quando avrei avuto qualche dubbio.

Queste cose me le aveva dette Dario durante il colloquio, così come mi aveva garantito: “se non dovessi ottenere i risultati per cui lavoreremo, ti darò la possibilità di ripartecipare gratuitamente al corso”.

Per fortuna non ne ho avuto bisogno.

L’aver conosciuto due magnifiche persone come Dario e Cristina che sanno sapientemente guidarti nel percorso e ti accompagnano con amore e aver conosciuto decine di bellissime persone con le quali c’è uno scambio alla pari e un energia pazzesca è fonte di tanta gioia. Non puoi sentirti sola.

Perché sai che ci sono decine di persone che possono capirti e soprattutto ascoltarti.

Che dire, mi sono catapultata in una nuova dimensione e non ho nessuna intenzione di lasciarla andare, loro mi hanno dato nutrimento e sostegno e mi sono sentita a casa!

E poi finalmente mi son ritornati i super poteri, oggi mi sento davvero una Wonder Woman, alleno la mia mente costantemente per avere prestazioni eccezionali!

A livello professionale, mi si sono aperte delle possibilità che fino a poco tempo erano solo nella mia inguaribile speranza.

In futuro mi aspetto di portare a termine i miei obiettivi con una consapevolezza diversa, che è quella dell’accettazione e dell’amore incondizionato per tutto quello che mi circonda.

Attualmente sono una persona diversa, amo da morire i miei genitori e la mia famiglia e a chi mi chiedesse quali sono le caratteristiche di una super woman io risponderei: la capacità di credere in qualcosa di così importante che è la mia stessa vita e per cui vale la pena  rischiare e imbattersi in tutto quello che si presenta in futuro.

Quale super potere mi piacerebbe avere in più?

Dare la libertà agli altri, soprattutto la libertà dalla paura.

Oggi ho la visione di un futuro diverso…lo immagino possibile. Ho fiducia, perciò i momenti di alti e bassi non mi spaventano più.

P.S. dimenticavo ho rivisto la nuova edizione del film Wonder Woman, ed è stato come ritornare bambina… questa volta però con maggiore consapevolezza.

Grazie di cuore a tutti!

Francesca

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Ho vissuto l’abbandono, la solitudine, l’ansia, la paura. Poi…

Ho vissuto l’abbandono, la solitudine, l’ansia, la paura. Poi…

Mi chiamo Luca, ho trentasette anni e ho vissuto molto del mio tempo alla finestra, nella stanza incrostata di buio, nel silenzio che assorda.

A circa tre anni mi è stata diagnosticata una malformazione congenita al cervello, per la quale prestissimo son cominciate le mie peripezie in giro per diversi ospedali, fino a quando, all’età di dieci anni, sono arrivato all’ospedale Carlo Besta di Milano dove ho fatto amicizia con l’abbandono.

Sessantadue giorni di ospedale, separato da mia mamma e da mio papà che potevano vedermi solo durante le ore di visita.

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“Le ho già detto che non può restare, non si può!”.

“Ma dottore, io ho paura, non mi sembra di chiederle una cosa impossibile, ho soltanto bisogno della mia mamma, nient’altro!”.

“Senti Luca, non mi fare essere ripetitivo. Non si può, fattene una ragione. E poi sei grande, hai 37  anni, non puoi chiedermi della mamma su!”.

“Ma… dottore, io sono terrorizzato, ho solo 10 anni e voglio la mamma, voglio poter contare su di lei. Tra un po’ sarà buio ed io piangerò, lo sento. Sono un bimbo dottore, le sto chiedendo la mia mamma. Quest’ospedale mi terrorizza e… e poi tutti gli altri sono con le mamme!”.

“Guardati in giro bimbo cresciuto, non vedi? Sei forse cieco oltre ad essere un fottuto piagnucolone di quasi 37 anni? C’è puzzo di morte in ogni angolo di questo ospedale, i tuoi coinquilini, come dici tu accompagnati, forse non rivedranno la luce del mattino che verrà, e tu versi lacrime per la mamma? Vergognati, non hai nulla, è solo una stupidaggine la tua, e smettila di tirar l’occhio a destra e manca! Vergognati!”.

“Ha ragione dottore, mi perdoni, perdoni anche il mio occhio, non sarò più insistente, al calar del buio ci saranno le goccine a farmi compagnia, e domani sarà un nuovo giorno, avrò nuovamente tempo prima della paura. Ha ragione, non piangerò più, in fondo son grande, ho 10 anni, non ho bisogno della mamma. Mi perdoni, mi perdoni”.

Mi sentivo così in quel dialogo, dentro di me mi sentivo “bambino”, ma all’esterno avevo 37 anni.

Sessantadue giorni di ospedale, separato da mia mamma e da mio papà che potevano vedermi solo durante le ore di visita, son bastati per arrivare all’intervento chirurgico, per mezzo del quale, in parte, ho risolto il problema.

Ho vissuto un’infanzia difficile. Mio padre somigliava a quel dottore.

Poi, un’infanzia difficile, caratterizzata da un rapporto di contrasti con mio papà – figura identica a quella del dottore menzionato – mi ha accompagnato per tutto il tempo fino all’adolescenza, e poi ancora al periodo della maturità e della formazione universitaria.

A quel tempo conobbi Alessandra, una ragazza con la quale ho condiviso molte esperienze – siamo stati insieme undici lunghi anni -intanto la tristezza, e un elevato livello d’ansia, mi costringevano sempre più a vivere una “non vita”, fatta di pianti, di dolori, di vittimismo e di incomprensioni.

E la rabbia cresceva insieme alla disillusione e al senso di inadeguatezza in tutte le situazioni che mi si presentavano. Dolore e stanchezza in tutte le direzioni erano il mio abito preferito, lo indossavo al lavoro, un lavoro che mi ha intristito dal primo giorno, che non ho mai amato e che mi ha offerto delle sofferenze che ho trascinato per anni nelle relazioni, in famiglia e, ahimè, nel rapporto col mio partner.

Era tutto nero, è stato tutto nero, come se avessi deciso di indossare la lente che si usa per saldare. Nera!

E questo nero è durato molto, e nel nero c’erano le mie paure, le mie ansie, le mie insonnie, il mio caro senso di morte, e la rabbia, e la tristezza, e l’incapacità di cambiare.

Le ho provate tutte, dall’utilizzo di farmaci, agli svariati percorsi di psicoterapia che ho deciso di intraprendere senza mai giungere a una svolta.

Dopo diversi anni dalla chiusura del rapporto sentimentale con Alessandra – diversi anni di solitudine e difficoltà – ho incontrato Francesca, la mia attuale compagna: bellissimo, ero tornato con un piede nel campo della speranza, era tutto bello, una magia ci abbracciava e ci stringeva l’uno all’altro.

La riscoperta dell’amore fu per me un motivo di gioia immensa, Francesca aveva portato nella mia stanza la luce, e quel buio nel quale brancolavo da anni piano piano pareva ridimensionarsi, addirittura dissolversi.

Ma ecco che era lì, lontana ma non troppo, una nuvola gravida d’acqua, pronta a raggiungermi in questo momento di pace che Francesca stava portando.

La nuvola era, a nostra insaputa, quello che di lì a poco avrebbe preso il nome di Niccolò, nostro figlio: guerra e distruzione, in ogni direzione!

Sì, perché nella mia zona di comfort c’era guerra e distruzione, rabbia e depressione, tristezza e solitudine, da sempre. Ed eccola lì, la fine dell’idillio mi si presentava in tutto il suo splendore.

Tra me e Francesca si era interposto un piccolo esserino piagnucolante e fin da subito son cominciati i problemi, quelli seri. Ci siamo scoperti presto incapaci di gestire le emozioni che, una situazione di novità – e che novità! – porta con se, sempre.

E urla e pianti, e battaglie e guerre, e incomprensioni e accuse, e giudizio!

GIUDIZIO!!! Giudizio e tensioni che ci hanno portato alla chiusura totale, e alla distanza, nonostante la vita nuova, nonostante il piccolo.

Eravamo sulla via della rottura quando per puro caso – forse! – ho incontrato, in una situazione di indecenza mentale un vecchio amico di mia cognata e mio fratello, Raffaele. A lui voglio un mondo di bene.

Grazie a lui ho conosciuto Dario e il Metodo INCIMA.

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A Dario è bastato poco per capire che la situazione in cui vertevo era una situazione assai difficile, per cui, organizzato un incontro, mi ha parlato del mondo INCIMA, della possibilità di cambiamento, della possibilità di vivere pace e amore.

In un primo momento la mia reazione è stata la classica dell’incredulo, del diffidente, di colui che non crede ai miracoli fino a che, allo specchio, mi son detto che probabilmente era il caso di provare… stavo raschiando il fondo, Francesca si apprestava a preparare le valigie e ad andare via, avrei perso anche il mio tanto odiato figlio.

“Ci provo” mi dissi, e m’incamminai.

Libera la tua Forza Interiore è un corso che si sviluppa in due finesettimana in una masseria bellissima nei pressi di Lecce, a contatto con la natura e lontano dalle distrazioni della vita che scorre.

I due coach – santi subito! – Cristina e Dario offrono, per mezzo di un intenso lavoro di teoria, e  soprattutto tanta pratica, quelli che sono gli strumenti per il cambiamento, per la crescita. Lo fanno attraverso delle sessioni di coaching individuali che si ripetono per tutto il periodo.

Ho sperimentato l’importanza e la potenza delle meditazioni personalizzate, (Mind Re-Start), fiore all’occhiello del Metodo INCIMA, per mezzo delle quali ho potuto sperimentare la forza della calma, e mi sono immerso nella pace.

Ho così imparato ad amarmi, a riconoscere il mio vero valore, a non sentirmi più solo.

So che mi leggeranno delle persone che non conoscono il Metodo, non conoscono me e non conoscono bene Dario e Cristina: ecco, quello che mi preme “segnalarvi” circa le meditazioni, è il mio sorriso: io rido d’amore quando mi rilasso, e una sensazione di pace colorata mi avvolge.

È straordinario come la pratica possa condire di gioia le giornate e fornire uno stimolo sempre più grande per fare meglio.

Sono sul serio felice, è stata una fortuna incontrarvi, è stata una fortuna averci creduto.

Ecco, quando mi rilasso SORRIDO, quando mi sveglio SORRIDO, mi sento meglio e SORRIDO, sono meno stanco e SORRIDO, e quando penso che sarà sempre crescita… SORRIDO. Ebbene si, mi sento un SORRISO. E voi sorridete?

Lo dico a bassissima voce: inizio seriamente a concentrarmi sulla drastica riduzione del giudizio.

La mia vita è cambiata, la mia situazione in famiglia è cambiata, l’approccio a Francesca è cambiato, e l’odio per Niccolò si è trasformato in amore senza condizioni.

Ecco, l’amore ha salvato la mia famiglia, l’amore mi salva, e ogni nuovo mattino è vestito di gioia, di luce, quella luce che nella mia vita non c’era mai stata.

La luce ha vinto il buio della stanza, ha vinto le resistenze di Francesca, le mie, non sono più alla finestra.

Francesca è entusiasta del percorso che ho intrapreso – quanto prima sarà lei la novella studentessa  -e ha impiegato poco tempo per innamorarsi dei coach e del Metodo.

Tutto è pace, ora.

Ora è così: sono nella pace, mi sento in pace, e sorrido. Ogni volta, ogni giorno sempre più, ogni nuovo minuto da quando ho incontrato il NUOVO. La mia vita si trasforma, istante dopo istante. Mi trasformo ed è straordinario. Sono presente e sorridente, mi commuovo di gioia per la bellezza della vita. Ho indossato nuove lenti, e chi le toglie più!

La dolcezza e la “verità” del coaching appena concluso ancora mi cullano, come suole fare una mamma col suo bimbo, e mi lascio trasportare, bimbo quale son tornato, da questa danza, da questo gioco meraviglioso, da tanta grazia.

GRAZIE, quanto è bello ringraziare e sorridere.

Luca Corso

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