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Mi reputavo e mi reputo una persona abbastanza fortunata.
Non avevo grandi problemi da risolvere, grandi carenze, grandi limiti… almeno così sembrava…

Sapevo che comunque non ero pienamente soddisfatta del mio lavoro. Il ritorno economico non corrispondeva a quello che facevo e che sapevo fare. La sera arrivavo molto stanca a casa perché a lavoro avevo dato tanto.

Tutta questa frustrazione la riversavo sulla mia famiglia.

Difficilmente riuscivo a staccare completamente la mente dallo studio, perché pensavo ai miei clienti, sono una dentista, e mi chiedevo continuamente se avessi fatto bene o meno il mio lavoro.

Questi pensieri me li portavo dietro anche quando rientravo a casa, si affollavano in in testa e non riuscivo a dedicare le giuste attenzioni a mio figlio, ad avere la mente aperta a lui.

Ci provavo, ma ero troppo stanca e spesso sbottavo.

Volevo migliorare anche il rapporto con mia madre, che era molto conflittuale.
Con lei si verificavano una serie di dinamiche che poi ritrovavo anche nel rapporto con mio marito, con mio figlio e nel lavoro.

Tutta questa situazione non mi piaceva affatto.
Non ero pienamente soddisfatta di me.

Sapevo che potevo avere di più e che tutto il resto era collegato, nel senso che se fossi stata meglio io ne avrebbe beneficiato anche il rapporto con la mia famiglia.

Avevo quindi innanzitutto voglia di crescere come persona, di migliorarmi.

Sicuramente volevo essere più sicura di me, il che non significava arrivare a perdere l’umiltà. Non volevo essere una super donna, ma acquisire quella giusta dose di sicurezza che mi avrebbe permesso di darmi un po’ più di valore.

E poi volevo una maggiore soddisfazione professionale; una cosa che mi avrebbe reso molto felice sarebbe stato il creare qualcosa di mio.

Volevo rientrare a casa e non avere tutta quella stanchezza, quella pesantezza, quello stress, tutti quei pensieri di responsabilità.

Vedere una famiglia felice, libera da vincoli e da influenze esterne.
Mi piaceva l’idea di dare a mia figlio la possibilità di fare tante cose: viaggiare, andare all’estero, fare tutto quello che desidera, magari tutte le cose che io non ho fatto. E dargli gli strumenti per fare questo.

Volevo avere di più per poter dare di più.

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Diciamo che io sono approdata al Metodo INCIMA più per curiosità che per un’esigenza forte.

Conoscevo Cristina già da prima e conoscevo persone che avevano già partecipato al percorso, tipo Cinzia. Poi comunque anche tramite Facebook ho visto di cosa si trattava e credo che sia una cosa che dovrebbero fare tutti.

Io però aspettavo, dicendo: “Vabbè, adesso non è il momento giusto… c’è da fare questo, questo e quest’altro…e se non ce la faccio?”…

Pensavo che a 40 anni fosse dura cambiare come persona e che quindi ci sarebbe voluta veramente tanta forza di volontà… “E se poi torno a fare gli stessi errori di prima? Se ritorno nelle mie vecchie abitudini?“

Ed era proprio il fatto di avere tutti questi dubbi che mi ha fatto capire che dovevo fare chiarezza e prendere una decisione.

Quando ho detto “È il momento giusto”, è stato il momento giusto!
È importante decidere altrimenti il momento giusto non arriva mai!

Credevo che andasse tutto bene e invece il primo colloquio con Cristina per me è stata una sorpresa.

Ho scoperto tante cose che non sapevo di me, che nemmeno avrei immaginato.

Ho capito che mi ponevo io stessa moltissimi limiti.
Però, standoci dentro, non riuscivo a vedere la mia stessa gabbia.

Infatti alla fine del colloquio ho pensato a quanto fossero palesi i miei blocchi, ma io non ci badavo, perché comunque mi faceva anche comodo starci dentro!

Dunque inizio il viaggio.

Avevo molta fiducia nel Metodo INCIMA, un po’ per i feedback degli altri, un po’ per quello che avevo letto, un po’ perché avevo capito come erano Cristina e Dario, quindi non mi sono posta delle aspettative, alte o basse, per poi fare dei paragoni.

Mi sono approcciata con la mente libera, ecco.
Mi sono affidata a loro: questo è il loro lavoro e so che sanno come svolgerlo al meglio sulle persone, pensavo.

E’ fondamentale che le figure di riferimento siano persone competenti.

Avere una guida, qualcuno che ti dice come fare, è tanto.
Da soli magari non si riesce anche se c’è la buona volontà, invece avere qualcuno che ti dice come raggiungere quel’obiettivo è un’altra cosa.

Le sessioni di coaching mi hanno aiutato molto nel fare dei passaggi importanti.
Ho trovato anche utilissimo il lavoro del facilitatore, con il quale mi sono trovata benissimo.
Ed è stato bellissimo vedere il cambiamento nelle facce degli altri partecipanti già dopo il primo weekend. Alla fine del secondo weekend era come se ci conoscessimo da una vita.

E’ fondamentale anche avere un metodo ben strutturato, con delle procedure che, gradualmente, ti fanno capire i passi da fare e come farli. Altrimenti sarebbe stata solamente teoria, non sarebbe stato possibile mettere in pratica nulla.

Mentre il training mentale Mind Re-start è una cosa che non vuoi smettere di fare perché ti fa stare davvero bene.
Ti aiuta a lavorare su te stesso, rilassandoti, senza pensare, fa tutto lui.

La cosa più bella di tutto questo è il fatto di avere più contatto con la realtà. Il fatto di osservarmi, di valutare aspetti che prima non consideravo.

Sento che sto guardando alla vita in modo più profondo e che sto dandogli un senso.

Mi sento più viva.

Ho visto il cambiamento che c’è stato.

Altri sono cambiamenti più complicati, sui quali c’è ancora lavorare, però sono convinta che se ho fatto quello che ho fatto finora, posso continuare a farcela. Il fatto di aver preso la decisione mi spinge ad andare avanti e so che il lavoro da fare è quello, quindi è solo questione di tempo.

La domanda “E se non ce la faccio?” adesso non me la pongo più.
Sto così bene che ora è diventato difficile tornare a quella che ero prima.
La mia più grande paura era proprio quella: tornare a fare gli stessi errori di prima, tornare sui miei passi, nei miei vecchi schemi.

E invece grazie al Metodo INCIMA sai che puoi cambiare e non tornare indietro.

Io ho sperimentato anche altri sistemi di crescita personale nel corso della mia vita,
tipo la meditazione buddista, però fondamentalmente non sei consapevole di quello che stai facendo e perché lo stai facendo.

Con il Metodo sì.

E’ come se ti desse un potere immane, molto forte e invisibile che però tu sai gestire con le tue mani.

Chi non lo ha sperimentato non riesce a capirlo e io, mi rendo conto che sia davvero difficile spiegarlo, ma è una cosa potentissima.
Le amiche che non vedevo da un sacco di tempo mi hanno detto che il cambiamento si nota molto, dalla sicurezza in me stessa alla tranquillità.

Tutto questo grazie al fatto di cambiare il proprio modo di pensare, di togliere tanta negatività dalla testa, di avere degli obiettivi chiari e sapere di poterli raggiungere, di cominciare a dirsi “Ok, io ce la faccio”.

Per me è come se fosse un altro mondo.
È come essere in Matrix, prendi una pastiglia e dici: “Caspita, c’è un altro mondo!”

Agnese Paliaga

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