Insegnare ai figli a farsi valere: comincia da te

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Cristina Bari e Dario Perlangeli | fondatori di “Metodo InCima"

Parliamo di

Sono le sette e mezza di sera, lunedì. Sei in cucina, hai ancora la giacca del lavoro addosso, e tuo figlio ti racconta una cosa successa a scuola: un compagno l’ha preso in giro davanti a tutti, e lui non ha detto niente.

Tu lo ascolti, e gli dici la cosa giusta. Che deve farsi valere, che deve dire quello che pensa, che nessuno può trattarlo così. Lui annuisce. E tu, per un secondo, ti senti un buon genitore.

Poi arriva mercoledì. Durante una call di lavoro, un collega ti scavalca su qualcosa che era tuo. E tu non dici niente. Annuisci, cambi discorso, ti porti a casa la frase che non hai detto.

Esattamente come tuo figlio, lunedì.

Per due giorni, la tua testa e il tuo corpo non erano la stessa persona

Guarda bene cosa è successo in quei due momenti. Lunedì la tua testa sapeva benissimo cosa dire a tuo figlio, parola per parola, con sicurezza. Mercoledì, davanti al collega, non ha deciso la testa. Ha deciso il corpo, da solo, più in fretta di quanto tu potessi pensare: si è chiuso, ha abbassato la voce, ha incassato in silenzio.

Quando dico “il corpo” intendo questo: le tue reazioni automatiche. Le abitudini istintive che partono da sole, prima del pensiero, e che negli anni si sono incollate a te senza che tu le scegliessi.

Per due giorni la tua testa e il tuo corpo non erano la stessa persona. Una sapeva. L’altro ha agito come se non sapesse niente.

Tuo figlio non impara quello che gli dici. Impara quello che gli mostri

È proprio qui il punto. Tu, con la testa, vuoi insegnare a tuo figlio la cosa giusta: come reagire, chi essere, quanto vale. Lo vuoi davvero, e ci credi.

Ma dentro di te lavorano anche automatismi che non hai scelto. Schemi installati da anni, più radicati di qualsiasi buon consiglio, che spesso vincono sulla testa prima che tu te ne accorga.

Tuo figlio non vede questo conflitto. Vede solo il risultato: le spalle curve quando sei stanco, le stesse spalle curve quando incassi un colpo. Le parole smozzicate che ti escono tra i denti, invece di uscire chiare. Ed è lì, in quella frattura tra chi vuoi essere per lui e chi quei meccanismi ti fanno diventare senza che tu lo voglia, che imparerà qualcosa di vero su di te. Anche se gli stai insegnando l’esatto opposto.

Il problema non è quanto vali. È chi decide quando conta

Il punto non è quanto vali. Lo sai benissimo, quanto vali. Il problema è che lo sa solo la testa — e nel momento che conta, non basta. A decidere è il corpo, prima ancora che tu ci pensi — cioè l’abitudine, la reazione che parte in automatico — e ti riporta dove eri prima.

Non è una questione di carattere. È un automatismo che si è installato in quella frattura, negli anni. E, come vedremo, si può riprogrammare.

Perché sai cosa fare, e nel momento che conta non ci riesci

Te la metto giù semplice, perché non è una questione di volontà — è come è fatto il cervello quando sente pressione.

Dentro di te ci sono due velocità. Una parte lenta, che ragiona, valuta, sceglie le parole: è la “testa” che lunedì sapeva benissimo cosa dire a tuo figlio. E una parte rapidissima, un sistema d’allarme — l’amigdala — che reagisce a una minaccia prima ancora che tu te ne accorga. È lei, in termini di cervello, quel “corpo” che decide prima del pensiero: le abitudini automatiche di cui parlavamo. Lo ha dimostrato il neuroscienziato Joseph LeDoux: davanti a un pericolo, quel circuito parte per primo, in anticipo sul pensiero.

Il problema è cosa succede quando l’allarme scatta. Sotto stress il corpo rilascia adrenalina e cortisolo, e quegli stessi ormoni mettono temporaneamente in pausa la corteccia prefrontale — proprio la parte che ti serviva per rispondere lucido. Daniel Goleman l’ha chiamato “sequestro dell’amigdala”. In pratica: l’allarme prende il comando, e la testa che sapeva resta un passo indietro. Ecco perché mercoledì, davanti al collega, non hai “scelto” di stare zitto. Il tuo corpo ha deciso prima, e tu te ne sei accorto dopo.

E ora la parte che cambia tutto. Quei circuiti non sono scolpiti nella pietra. Il cervello resta plastico: con l’allenamento giusto, ripetuto, la corteccia prefrontale impara a restare accesa più a lungo e a riprendere il comando più in fretta. Non è “pensare positivo”. È allenare, sotto pressione, il dialogo tra l’allarme e la parte che ragiona — finché smettono di lavorare l’una contro l’altra.

Da soli, però, riprogrammare quei circuiti sembra quasi impossibile. La frattura è talmente nostra che non riusciamo a vederla mentre succede: la vediamo solo dopo, quando è già passata. Serve qualcuno che l’abbia già vista in tante storie diverse, e che sappia indicartela nel momento esatto in cui si apre — non a freddo, il giorno dopo.

Quando testa e corpo dicono la stessa cosa

È esattamente questo che alleniamo, con Cristina e Dario, in Fatti Valere!: due serate dal vivo, online e gratuite. Per la prima volta parliamo del meccanismo delle Capacità Domino™, e lavoriamo insieme sulle tre capacità che lo attivano: la calma, per non farti rapire dalla reazione automatica; l’autodeterminazione, per sapere cosa vuoi davvero tu; la flessibilità, per reggere l’imprevisto senza chiuderti. Fino a che testa e corpo, sotto pressione, non diranno più due cose diverse.

Non promettiamo che cambi tutto in due ore. Promettiamo una cosa più piccola e più vera: che la prossima volta che qualcuno ti scavalca o ti manca di rispetto, il tuo corpo dica la stessa cosa che la tua testa sa già da sempre.

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Una domanda, prima di chiudere. La prossima volta che dirai a tuo figlio di farsi valere: in quel momento, la tua testa e il tuo corpo staranno dicendo la stessa cosa?

Se dentro di te senti che è il momento di fare sul serio, non ignorarlo. Inizia oggi il tuo percorso di coaching con il Metodo Incima.

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