10 sintomi per capire se sei cronicamente in uno stato di non-gioia (e 1 modo per trovare il tuo personale “algoritmo della felicità”).

10 sintomi per capire se sei cronicamente in uno stato di non-gioia (e 1 modo per trovare il tuo personale “algoritmo della felicità”).

  1. Hai una sensazione di pesantezza sul petto. Ma non è momentanea. È una sensazione di affondamento costante e sordo proprio al centro del petto, appena sopra il fondo della gabbia toracica.
  2. Ti senti debole fisicamente. Come se andassi in frantumi quando c’è tanto da fare e le preoccupazioni diventano troppo pesanti. Ti senti spesso stanco, molto stanco.
  3. Il tuo cervello non smette di pensare. A volte è fissato su un pensiero che rigiri ancora e ancora per esaminarlo in ogni modo possibile, e poi lo fai di nuovo, nel caso ci sia qualcos’altro che non hai considerato.
  4. Ti mordi le labbra o mordi la pelle intorno alle unghie. A volte lo fai senza nemmeno rendertene conto.
  5. Sei distaccato. Non hai molta voglia di parlare, ti tiri indietro e non senti il bisogno di fare cose che altrimenti considereresti divertenti.
  6. Ti senti intorpidito. Non ti senti triste di per sé, ma non ti senti nemmeno felice. Ti senti vuoto.
  7. Irritabilità e rabbia. Ogni piccola cosa ti infastidisce e ti arrabbi.
  8. Insofferenza. Ad esempio vuoi stare da solo, ma poi quando sei solo, ti senti solo e non ti sopporti.
  9. Imprechi molto di più. Ti ritrovi a usare parole come “figlio di…” e “porca t….” e un sacco di “c***o”, che riempiono i tuoi pensieri e le tue parole.
  10. Vergogna. Non ti piace stare in questa situazione e non vuoi che nessuno sappia, quindi cerchi di nasconderlo e poi questo peggiora le cose.

CI SONO MALI VISIBILI, EVIDENTI, DISAGI DEI QUALI RIESCI AD ACCORGERTI SUBITO: TRISTEZZA, NOIA, RABBIA.

Poi ci sono mali invisibili, quei “fantasmi” che non vedi ma che ti trapassano e penetrano lentamente nella tua mente, nella tua pelle e diventano silenziosamente parte della tua condizione psico-fisica.

Che cosa ti preoccupa di più?

Che cosa ti fa passare notti insonni e non ti fa vivere pienamente le tue giornate?

Il fatto di avere qualche legittimo dubbio sulle incertezze per il futuro o la preoccupazione cronica e l’incapacità di agire di chi si aspetta sempre il peggio?

A questo si sono aggiunte la paura di ogni contatto, un profluvio di gel e mascherine, piccole e grandi fobie diffuse dall’emergenza Covid.

La pandemia sta provocando una serie di conseguenze sulla psiche così profonde da aver spinto l’Organizzazione Mondiale per la Sanità a lanciare l’allarme sulla necessità di tutelare la nostra salute mentale.

In pratica, questo clima di incertezza ha fatto sì che l’ansia, lo stress e le piccole e grandi preoccupazioni quotidiane abbiano preso il sopravvento sulla nostra capacità di decidere.

L’effetto naturale che anche tu potresti aver notato è che ti senti immobilizzato da pensieri e previsioni negative sul futuro, che di fatto ti impediscono di vivere pienamente.

Magari l’ansia e il nervosismo ti fanno sfuggire di mano delle opportunità, alimentano conflitti in famiglia e nelle relazioni professionali, ti senti più stanco e demotivato e passi notti insonni a rigirare tra i pensieri.

Il primo suggerimento che possiamo darti dopo oltre 15 anni di coaching faccia a faccia, è quello di mettere da parte il perfezionismo, cioè tutte quelle aspettative rigide che ti fanno star male se le cose “non vanno come vuoi tu”.

Il secondo è quello di informarti e formarti per cambiare il tuo punto di vista.

In questo caso però è indispensabile sapere dove cercare. Di questi tempi trovare informazioni davvero utili è diventato molto difficile, e diventa già un lavoro evitare di essere sepolto dalle “notizie spazzatura” che travolgono ogni giorno media e social media.

Tu che frequenti il Metodo INCIMA hai oggi la soluzione a portata di mano.

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La sottile linea (ansiogena) tra preoccupazioni quotidiane, improbabili tigri-donnola e Neanderthal impazziti.

La sottile linea (ansiogena) tra preoccupazioni quotidiane, improbabili tigri-donnola e Neanderthal impazziti.

Torniamo indietro di 50.000 anni o giù di lì. Immaginiamo di essere un Neanderthal che fa una piacevole passeggiata tra i campi.

All’improvviso, nei cespugli vicini, senti una tigre.

In un nanosecondo, tutto il tuo corpo inizia a reagire. Il tuo battito accelera, il tuo respiro si fa corto, i tuoi occhi si dilatano, il tuo corpo inizia a produrre adrenalina.

Tutto ciò che accade è in realtà positivo: sei pronto a sopravvivere a questo incontro con la tigre.

C’è solo un piccolo particolare.

Non era una tigre. Era una piccola donnola preistorica.

Il tuo corpo è pronto per la lotta o la fuga, il tuo cuore batte forte, sei completamente carico di adrenalina… ma non c’è pericolo.

QUESTO È ESATTAMENTE LA DESCRIZIONE DI QUELLO CHE ACCADE AL TUO CORPO QUANDO VAI IN ANSIA.

Ora, prova a sostituire la (inesistente) tigre tra i cespugli con social media, traffico, politica, Covid-19, denaro, figli, stress da lavoro, vaccino sì-vaccino no, drammi familiari.

Comprendi perché l’ansia è la malattia mentale più comune in questo periodo storico?

Niente di strano se i giornali britannici pubblicano le recenti ricerche secondo cui siamo in ansia per 2 ore e 15 minuti al giorno. Se prestiamo caso a tutte le micro e macro ansie quotidiane, semmai i dati sono anche troppo ottimistici.

Gli umani moderni sono fondamentalmente un gruppo di Neanderthal impazziti in modalità lotta o fuga 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

«L’ANSIA È UN IMPULSO NEL NOSTRO CORPO CHE DICE: NON SONO AL SICURO IN QUESTO MOMENTO”,

afferma Elizabeth Stanley, autrice, divulgatrice e professoressa associata presso la Edmund A. Walsh School of Foreign Service e il Dipartimento di Governo degli Stati Uniti.

“È un meccanismo automatico, molto veloce e inconsapevole”.

Per capirci qualcosa, dobbiamo aprire una piccola parentesi per spiegare come funziona il nostro cervello.

Le neuroscienze hanno chiarito da tempo la differenza fondamentale tra il cervello pensante, la nostra neocorteccia, responsabile del ragionamento, e il cervello di sopravvivenza, che invece gestisce le nostre emozioni e le nostre paure.

Una delle funzioni più importanti del cervello di sopravvivenza è la neurocezione, un processo inconscio di scansione rapida dell’ambiente interno ed esterno alla ricerca di sicurezza o di pericolo.

Quando viene individuato un pericolo, il tuo cervello di sopravvivenza invia al tuo corpo un messaggio istantaneo di attivazione dello stress, che porta a determinate reazioni fisiche legate al nostro cuore, alla respirazione e alla digestione.

In poche parole, quando il cervello di sopravvivenza percepisce un costante stato di pericolo, produce una serie tremenda di effetti a catena che attraversa il nostro corpo.

Come spiega anche Stephen Porges, illustre scienziato presso l’Indiana University e presidente della Society for Psychophysiological Research e della Federation of Associations in Behavioral & Brain Sciences: “Queste risposte non sono volontarie. Il nostro sistema nervoso sta raccogliendo informazioni nell’ambiente non a livello cognitivo, ma a livello neurobiologico”.

Vale a dire che quando siamo intrappolati in una risposta difensiva alle nostre piccole e grandi preoccupazioni quotidiane, il nostro cervello razionale è l’ultimo ad essere consapevole che qualcosa non va.

Avere una risposta “lotta o fuggi”, quando sei in ritardo per la riunione con il tuo capo, può sembrare una reazione eccessiva. Ma è esattamente quello che succede al tuo corpo quando sei in auto in mezzo al traffico.

Eppure, a differenza dei nostri antenati preistorici (che potrebbero aver affrontato la presunta tigre correndo o ansimando e tremando come cani impauriti), noi moderni “malati di ansia” ci rivolgiamo al nostro amico fidato, il nostro cervello razionale.

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Siamo una cultura cerebrale, che ci rende molto attrezzati per affrontare problemi che richiedono ragione e logica e meno attrezzati per affrontare problemi in cui il ragionamento razionale può solo peggiorarli.

Se ci pensi in maniera logica, decidi che non hai nulla per cui sentirti ansioso. E mentre trascorri le tue giornate dicendo a te stesso che tutto va bene, continui a sentire i sintomi fisici dell’ansia in tutto il corpo.

Risultato? Mal di testa, gastriti, ulcere, cervicali, eczemi cutanei… Non solo. Le ricerche sono chiare: la preoccupazione spesso porta a conseguenze anche sulla salute a lungo termine, comprese le malattie cardiovascolari e altre condizioni croniche.

Se hai trascorso del tempo in terapia o in analisi, analizzando tutti i motivi per cui sei ansioso, saprai che non solo tutto quel parlare potrebbe non fare molto per alleviare l’ansia, ma potrebbe addirittura renderla più acuta.

Il nostro cervello di sopravvivenza vuole tenerci al sicuro. Ma quando ignoriamo il nostro corpo e i suoi segnali perché siamo presi dalle storie “razionali” che ci raccontiamo, il nostro corpo reagisce in maniera ancora più estrema.

Come un neonato in fasce, il nostro corpo continuerà a strillare ancora più forte, finché il suo messaggio non verrà capito.

Ecco perché non riusciamo a uscirne: il cervello di sopravvivenza invia messaggi di pericolo che noi cerchiamo di risolvere attraverso il pensiero razionale che, non agendo a livello profondo, crea ancora più “allerta” nel nostro corpo.

UN CIRCOLO VIZIOSO CHE SI AUTO-ALIMENTA E DAL QUALE È SEMPRE PIÙ DIFFICILE USCIRNE.

Da qui, la tendenza ad assumere farmaci: dal comune ibuprofene, che sempre più spesso vediamo nelle borse di uomini e donne (come fossero caramelle alla menta!), a quelli molto più pericolosi che agiscono sui neurotrasmettitori cerebrali.

Mentre la terapia e i farmaci sono ancora le soluzioni tradizionali offerte per l’ansia cronica, esistono altre modalità che offrono un approccio completamente differente.

Le Neuroscienze, “le scienze del cervello” e la neurobiologia, stanno spostando la nostra comprensione psicologica dal concentrarsi solo sulla mente a vedere invece il cervello e il corpo come un’unità coesa.

Come ha scritto l’oncologo, ricercatore e scrittore Claudio Pagliara:

“È oramai ampiamente riconosciuto che la Salute non è una semplice ‘assenza di malattia’, ma è uno stato di completo Ben-Essere fisico, psichico, sociale e spirituale. La coscienza, cioè lo spirito, la mente, il corpo e l’ambiente sono strettamente interconnessi e ciascuno di essi ha un ruolo importante in un percorso di ben-essere (salute) e nella nascita e nell’evoluzione di una malattia.

I nuovi saperi derivanti dalle varie frontiere della ricerca dimostrano ampiamente che cambiando il nostro atteggiamento nei confronti delle variabili già riferite, cambiamo la chimica e la biologia delle nostre cellule e il funzionamento stesso del nostro DNA.

La dimensione spirituale rappresenta la vera fonte della nostra energia vitale e del nostro atteggiamento nei confronti di noi stessi e degli altri. Pensieri diversi portano ad una biologia diversa, ad uno stato di salute o di malattia diverse e ad un diverso destino”.

Dopo aver aiutato il nostro cervello di sopravvivenza a sentirsi sicuro e stabile, allora possiamo lavorare sui nostri pensieri. Altrimenti, la nostra risposta cognitiva continua a essere influenzata dal nostro stress e dalle nostre emozioni”.

Non siamo Neanderthal.

Abbiamo la fortuna di vivere, nonostante il difficile periodo che stiamo attraversando, in un’epoca straordinaria.

Nella storia dell’essere umano, non ci sono mai state tante conoscenze scientifiche, tanta tecnologia e tante opportunità che possono permettere di vivere una vita straordinaria, ricca di gioia ed entusiasmante. Eppure…

La mancanza di conoscenza e di strumenti adeguati ci costringe ad accontentarci, nella migliore delle ipotesi, di vivere una vita mediocre, condizionata dall’ansia perenne e da piccoli e grandi disturbi psico-fisici.

Se anche tu ti ritrovi in una situazione di questo tipo, è probabilmente dovuto al fatto che non hai ancora aperto la tua mente ad una nuova visione delle cose in grado di offrirti un nuovo modo di vivere.

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Ansia, stress, mal di testa quotidiani…  È questa la pericolosa causa che rovina la tua vita (e logora la tua salute)?

Ansia, stress, mal di testa quotidiani… È questa la pericolosa causa che rovina la tua vita (e logora la tua salute)?

Una ricerca della Cornell University dice che spendiamo più di sei anni della nostra vita a preoccuparci. Quando l’ho letto non volevo crederci…

Lavoro, preoccupazioni economiche, pensare di non essere in buona salute, paura di perdere un aereo, di non svegliarsi in tempo o arrivare in ritardo, il giudizio degli altri per la nostra immagine, il timore che il partner ci tradisca. E poi mangiare troppo, perdersi delle esperienze importanti, invecchiare, il futuro dei figli… 

Ti sei riconosciuto in uno o più di questi pensieri “disturbanti” che hai letto qui sopra? Non preoccuparti perché non sei solo: questa è la lista che il Daily Mail ha pubblicato con le più diffuse preoccupazioni che ci tengono costantemente sulle spine di giorno e non ci fanno dormire di notte. 

A questo, purtroppo il Covid, le restrizioni, le incertezze sul vaccino hanno aggiunto un tipo di incertezza nuova, che riguarda non solo questioni personali, ma anche questioni globali e di salute pubblica.

È vero: spendiamo più di sei anni della nostra vita a preoccuparci.

Tutta questa incertezza spesso ci porta a provare un costante senso di ansia e stress latente. Risultato? Mal di testa, ulcere, gastriti, cervicali… Piccoli grandi disturbi che logorano il nostro benessere mentale e fisico e demoliscono (a volte senza alcun motivo) la serenità della nostra vita e quella dei nostri cari.

Non solo. La ricerca è chiara, la preoccupazione spesso porta a conseguenze anche sulla salute a lungo termine, comprese le malattie cardiovascolari e altre condizioni croniche.

È possibile “preoccuparsi di meno”? Ci sono persone in grado di farlo?

Non sorprende che lo studio abbia scoperto un dato molto semplice: le persone focalizzate sull’esterno trascorrono molto più tempo a preoccuparsi rispetto a quelle che hanno un “luogo di controllo” interno. 

In poche parole, il tuo focus è ciò che detta il corso della tua vita: esterno o interno. O prendi in mano il controllo della tua vita o le preoccupazioni lo faranno al posto tuo.

Quando riesci a sviluppare un “luogo di controllo” interno, ti occupi in modo proattivo, non aspetti che la vita venga da te. Agisci, non reagisci.

Se invece non è così, è proprio il caso che tu cambi qualcosa. Lo sai bene anche tu: la preoccupazione non risolve i tuoi problemi, anzi, ti preoccupi, ti comporti peggio. I tuoi meccanismi mentali si logorano, così come il tuo benessere fisico.

L’ansia e la preoccupazione diventano una forma di tortura autoinflitta.

Quando invece la sensazione di paura o preoccupazione sarebbe in realtà un meccanismo positivo: è il corpo che risponde a uno stimolo esterno e si prepara a rispondere adeguatamente. Tuttavia, siamo noi a dover capire e controllare questo tipo di sensazioni, e non restare immobili a macerare nella paura e nel dubbio.

Nel suo libro L’ostacolo è la via, Ryan Holiday scrive: “Non c’è bene o male senza di noi, c’è solo la percezione. Esiste l’evento così com’è e poi c’è la storia che ci raccontiamo su ciò che significa. La preoccupazione è quando prendiamo un’esperienza e la colleghiamo a emozioni negative, il che porta a sofferenze inutili”.

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È molto probabile che non ti manchi nulla a livello economico, nelle relazioni, nella sfera personale e professionale. Eppure è altrettanto probabile che lo stress, l’ansia e le piccole grandi preoccupazioni quotidiane stiano rovinando ogni sacrosanto giorno della tua vita.

Se è così, ti serve davvero molto poco per scoprire come sperimentare un nuovo modo di vivere.  

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Come ha saggiamente affermato Ralph Waldo Emerson: “Una volta che prendi una decisione, l’universo intero cospira per realizzarla”.

Liberati dai pericolosi meccanismi dell’ansia che si sono installati nella tua testa.

Smetti di torturare te stesso (e quelli intorno a te).

Potresti scoprire che puoi finalmente indirizzare la tua vita verso ciò che desideri davvero.